martedì, Dicembre 10, 2019

E’ davvero difficile sintetizzare quanto è successo quest’estate, approfondirne i motivi e prevedere gli scenari futuri, anche perché i colpi di scena si susseguono frenetici. La maggioranza Ursula (lanciata da Prodi con un nome ben più bolognese, Orsola) durerà fino al 2022 in modo da eleggerlo Presidente della Repubblica?

Vero che la compatibilità tra M5S e PD è più alta che tra M5S e Lega (i grillini hanno raccolto al loro interno più delusi di sinistra che di destra) ma su molte questioni rimangono distanze siderali. Resto convinto che sia un patto che farà perdere voti ad entrambi: al PD perché governare con i 5S è impossibile; ai grillini perché i loro leader hanno dipinto fino a ieri i Dem come il nemico assoluto. Non stupisce che il PD abbia accettato di far salpare la maggioranza Ursula: dal 1994 ha governato 6 volte pur avendo vinto solo 2 elezioni. Ha avuto l’acume tattico (e la fortuna) di essere maggioranza nei momenti clou ovvero l’elezione del Presidente della Repubblica (sarà così anche nel 2022), che dal 1994 ad oggi è sempre stato di centrosinistra. Non c’è da stupirsi se poi il Capo dello Stato dà forma a governi di centrosinistra anche se sono in minoranza nel Paese: vero che siamo in una Democrazia Parlamentare (e lì si formano i Governi), ma i dati delle Europee di soli 4 mesi fa ci dicono che sta governando una coalizione che non supera il 43%.

Ripeto non stupisce che il PD sia al governo (non poteva consegnare il Paese a Salvini). Stupisce che lo siano i Grillini che fino a fine luglio dicevano peste e corna dei Democratici: “Con il partito di Bibbiano non voglio aver nulla a che fare” (Di Maio); “Il PD è peggio di FI; se dovessimo allearci con il PD, lascerei il movimento (Di Battista); “Renzi, tu rappresenti un potere marcio che vogliamo cambiare totalmente… mai andare al governo senza le elezioni” (Grillo). Piuttosto che andare al voto e rischiare di scendere sotto il 15%, i MS5 con un veloce giro di valzer passano dal Ministro Fontana alla Cirinnà, dai porti chiusi ai porti aperti, con Conte pronto a firmare con la stessa penna il contrario di quello che ha firmato per un anno.

Nell’altro campo molti si chiedono perché Salvini abbia staccato la spina, passando in pochi giorni dal Governo all’opposizione. Fiducia eccessiva nella sincerità di PD e M5S (che assicuravano che in caso di crisi si sarebbe andati a votare), unita a qualche cattivo consiglio e all’euforia da sondaggi? Più probabile che Salvini si sia convinto che ormai Conte e i Pentastellati avevano ormai scelto l’ostruzionismo a oltranza e che quindi molto presto la Lega avrebbe dovuto rendere conto ai suoi elettori del fatto che non riusciva più a portare avanti nulla. Dicono che quando si tornerà a votare Salvini, comunque, ne raccoglierà i frutti. La parola chiave, però, è “quando”. E anche “come”. Perché il ritorno al proporzionale a cui pensa la maggioranza sterilizzerebbe pesantemente i Sovranisti.

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