sabato, Aprile 18, 2026

Ormai “Bella Ciao”è diventata troppo inflazionata e viene cantata regolarmente fuori contesto. La cantavano i ProPal a ottobre in piazza contro Israele, ignorando che negli anni ’40 la leadership arabo-palestinese, guidata da Amin Al-Husseini (Gran Muftì di Gerusalemme), si alleò con i Nazisti per sbarazzarsi degli Ebrei ed impedire la creazione di uno Stato ebraico: Al-Husseini nel 1941 incontrò Adolf Hitler, chiedendo l’eliminazione delle comunità ebraiche dalla Palestina e iniziò una robusta propaganda antisemita finanziata dal Reich.

In sostanza, quando imperava la Dittatura – quella vera – i Palestinesi non stavano dalla parte dei partigiani e degli ebrei perseguitati dal Duce e dal Fuhrer, ma flirtavano con i Nazisti sperando nella “soluzione finale”.

Ma “Bella ciao” l’hanno cantata anche i giudici napoletani per festeggiare la vittoria del NO al referendum, ritenuto l’unico modo per scongiurare l’inizio di una dittatura (NO ai pieni poteri): forse volevano richiamare lo slogan eversivo (“Resistere Resistere Resistere”) che lanciò il Procuratore Borrelli nel 2002 contro uno dei pochi Governi democraticamente eletti nel periodo 2000-2022?

L’auspicio è che ogni tanto si cambi canzone partigiana (a me piace, ad esempio, “Fischia il vento, urla la bufera”) e che i contesti siano appropriati. Altrimenti, di questo passo, sentiremo cantare “Bella Ciao” anche dai condòmini che vogliono resistere contro il Superbonus o dai macellai di carne equina che vogliono resistere contro la legge che rende il cavallo un “animale d’affezione”. Non è che ogni volta che si vuole resistere contro qualcosa o contro qualcuno, diventi automaticamente lecito usare le canzoni partigiane a 70 anni di distanza. Comodo, peloso e un pò troppo furbetto…

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