domenica, 5 Aprile, 2020

Era la primavera del 1986 e mi arrabbiai molto con i miei genitori: era una bella giornata e volevo a tutti i costi giocare a calcio nel campetto vicino a casa. Non capivo che cosa c’entrasse la nube radioattiva che veniva dalla Russia e soprattutto mi sembrava più importante una partita di calcio in quel momento piuttosto che pensare agli effetti delle radiazioni dopo 20 anni.

Misi le scarpette da calcio e presi il pallone. Come ho preso aerei quando i terroristi li dirottavano e ho girato l’Europa quando i kamikaze dell’Isis macellavano la folla. Qualcuno ha detto che non è vero che si vive una sola volta. Si muore una sola volta,
ma si vive ogni giorno. Mi fanno sorridere quelli che di colpo smettono di uscire di casa, ti salutano a distanza, rinviano appuntamenti
quando fino a una settimana fa prendevano la metropolitana, andavano in palestra e non si perdevano un apericena. Come se il virus possa colpire solo da ora, quando invece tutti sanno che c’è un’incubazione e che non conta solo che cosa farai da oggi, ma che cosa hai fatto fino a ieri.

Certo, non dico di essere avventati e di andarsele a cercare. Seguire il buon senso è sempre la miglior cosa. L’importante è non rinunciare a vivere, perché come ha detto il Presidente del CIESSEVI, Ivan Nissoli, questo è un virus che distrugge innanzitutto le relazioni. Ho visto gli assalti ai supermercati, gente scoprire di colpo l’esistenza dell’amuchina e reazioni impensabili anche da parte di persone istruite ed esperte. Fino a poco fa sembrava uno scenario impensabile che si chiudesse l’intera Città Metropolitana di Milano, figurarsi ora che la zona arancione riguarda mezzo Nord Italia. Da lì a pensare che la Lombardia possa essere rasa al suolo per essere bonificata, il passo è breve: basta vedere ‘La città verrà distrutta all’alba’ di Cesar A. Romero.

Sono i giorni del paradossi, con i Paesi stranieri che chiudono le frontiere in faccia ai Lombardi, non ci fanno sbarcare e ci dicono “andate a curarvi a casa vostra”. E anche in Italia c’è un clima che ricorda il film ‘La seconda guerra civile americana’: serpeggia una sorta di rivalsa, di razzismo al contrario, con le regioni del Sud che parlano di censimenti per identificare chi viene dal Nord o anche chi ci è semplicemente andato per lavoro. Adesso sono i Lombardi a essere quelli che nessuno vuole.

Per il resto, vedremo. E’ stato detto che i morti dovuti all’influenza sono 10000 all’anno solo in italia e che per ora il Coronavirus ha ucciso solo chi era anziano o con patologie pregresse. E’ inevitabile che con la globalizzazione si diffonda velocemente e a macchia d’olio: mentre andiamo in stampa è arrivato a Cernusco, Cinisello, Cologno, Bresso e via via in tutti i comuni dell’Hinterlad… Forse dobbiamo rassegnarci a prenderlo, forse qualcuno di noi l’ha già preso, è guarito e non se n’è accorto. Ma come non abbiamo paura di morire per l’influenza, quando a gennaio dicono che c’è il picco, così non dobbiamo aver paura di morire ora. Perché si muore una volta sola.

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