martedì, Agosto 20, 2019

Per quest’anno non iniziamo con il solito editoriale che parla del giornale, è impossibile tacere sulle due tragedie che sono successe durante le Feste. Su due diversi versanti delle Alpi, a distanza di pochi giorni, sono morte due bambine: Camilla, 9 anni, ha perso il controllo degli sci in Val di Susa ed è uscita di pista andando a sbattere contro le barriere antivento. L’autopsia ha stabilito che il decesso è avvenuto per un trauma cervicale. Per omicidio colposo sono indagati quattro dirigenti e tecnici della Sestriere Spa, la società che gestisce gli impianti: se le barriere fossero state imbottite, Camilla sarebbe ancora viva? E’ la solita Italia che corre ai ripari dopo le tragedie (e purtroppo non sempre): un anno fa, un uomo di 31 anni era morto nello stesso punto e nello stesso modo, schiantandosi contro un frangivento.

L’altro incidente, quello che ha coinvolto la piccola Emily, di 8 anni, sul colle di Renon in Alto Adige, è ancora più assurdo: è infatti morta nell’impatto del suo slittino su una pista nera che non doveva essere percorsa. La Procura ha aperto un indagine per omicidio colposo a carico della mamma (perché ha imboccato una pista vietata) e di un responsabile della società che gestisce il comprensorio sciistico del Corno del Renon. La Procura ha inoltre posto sotto sequestro la pista nera “Schwarzsee 2”: uno dei punti chiave sarà quello di stabilire se le indicazioni all’utenza, alla stazione a monte della cabinovia, siano sufficienti ed efficaci. Perché una mamma di 38 anni che guida uno slittino con la sua piccolina a bordo dovrebbe imboccare una pista vietata? Perché il cartello presente all’inizio della pista Schwarzsee 2 presenta la scritta di divieto per le slitte “Rodeln verboten” unicamente in tedesco, con accanto un logo molto piccolo e una vignetta che segnala il divieto di discesa su slitta. E’ questo il punto: l’assurdità della tragedia di Emily sta nella natura di un popolo inetto che confonde il rispetto delle autonomie con la rinuncia a far rispettare le leggi. Siamo il Paese che copre le statue, toglie i crocifissi dalle scuole, cambia la parola Gesù con Perù e permette alle minoranze linguistiche di giocare agli anti-italiani. Sempre rigorosamente per non urtare la sensibilità degli altri, per tenerseli buoni. Sarebbe un bel segnale se nessuno andasse più in Alto Adige fino a quando la Regione Autonoma non metterà cartelli in italiano di fianco a quelli scritti in tedesco: dai segnali stradali fino al cartello sbilenco in legno che indica la più sperduta delle malghe. Vadano avanti gli Altoatesini a chiamare i canederli “knodel” e la frittata dolce dell’Imperatore “kaiserschmarren”: giocare alla minoranza linguistica è divertente e ti riempie di orgoglio. Emily, intanto, è tornata a casa in una cassa da morto.

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