domenica, Settembre 22, 2019
Lombardia: cresce l’economia al traino di nuove imprese, export, apertura internazionale, turismo

Per Carlo Sangalli, presidente della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi: “La nostra economia cambia progressivamente volto ma è in buona salute. L’export fa da traino e il turismo cresce ancora, in particolare quello internazionale. Un trend destinato a consolidarsi con la vittoria delle Olimpiadi 2026 e la valorizzazione dei grandi eventi. Allo stesso tempo vanno rafforzati gli strumenti a sostegno delle tante micro e piccole imprese penalizzate dai veloci e imprevedibili cambiamenti del mercato e delle tecnologie”. Sono gli indicatori principali secondo il rapporto annuale “Milano Produttiva”, in crescita registrando tuttavia un primo rallentamento rispetto alle performance dell’anno precedente. È quanto emerge dal rapporto, giunto alla 29° edizione (www.milomb.camcom.it) a cura del Servizio Studi Statistica e Programmazione della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, che include anche l’analisi dei territori di Monza Brianza e Lodi.

Nel 2018 il bilancio italiano della nati-mortalità è stato positivo, con 30.922 imprese in più (ma in netta flessione rispetto al 2017) e un tasso di crescita dello 0,5%. Il territorio della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi ha registrato una performance migliore, con un tasso di crescita dell’1,2% (+5.517 il saldo); un risultato ascrivibile prevalentemente a Milano (+1,4% il tasso di crescita), abbastanza stabili Monza Brianza (+0,2%) e Lodi (-0,2%). A fine 2018 negli archivi della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi si contano 472.884 imprese registrate, di cui 381.816 attive; queste ultime rappresentano il 7,4% del totale italiano e il 46,8% di quello lombardo, numeri che la pongono al vertice della classifica nazionale. Milano ha la concentrazione più alta di imprese (303.393 unità, pari al 79,5% del territorio), seguono Monza Brianza (63.900) e Lodi (14.253). L’andamento migliore nell’anno è stato quello di Milano, che ha registrato un incremento delle attive pari all’1,2%, mentre è rimasta praticamente ferma la Brianza (-0,03%) e stabile il Lodigiano (-0,5%). Tra i settori, i servizi sono caratterizzati da una dinamica espansiva, (Milano +2,3%; Monza Brianza +1%; Lodi +0,02%). Il commercio tiene a Milano (-0,01%), poco meno nelle altre due province (Monza -0,9% e Lodi -0,6%). Questi sono i trend della manifattura: a Milano, -0,6% contro -1,7% della Brianza e -1,6% di Lodi. Tiene l’artigianato: a Milano -0,2%; a Monza Brianza -0,5%; a Lodi -0,6%.

L’INTERSCAMBIO CON L’ESTERO – La Lombardia è sempre la regione di riferimento per l’export del made in Italy: nel 2018 vale 127 miliardi di euro di esportazioni (il 27,4% del totale nazionale) e cresce del 5,2%. Milano, Monza e Lodi insieme costituiscono una realtà manifatturiera capace di esportare per oltre 57 miliardi di euro nel 2018, ovvero più di un decimo (12,4%) del totale italiano. Ancora più rilevante il ruolo dell’area milanese allargata per quanto riguarda le importazioni (si tratta del 19,5% del totale nazionale). Milano con quasi 44 miliardi di euro rimane la prima provincia italiana per export, tra le più rilevanti anche sotto il profilo della crescita (+6,4%). La composizione merceologica dell’export milanese vede prevalere macchinari, abbigliamento e chimica, tre comparti che valgono nel complesso ben 20 miliardi di euro di export. Mentre i macchinari denunciano una crescita quasi assente (+0,3%), l’abbigliamento ha fatto registrare una crescita del 9,8% e la chimica del 5,4%. La propensione a raggiungere i mercati più lontani è un tratto distintivo dell’export milanese: quasi la metà delle vendite è realizzata infatti al di fuori dell’Europa, con gli Stati Uniti che si confermano il principale mercato, oltre a essere tra quelli più in crescita (+13,6%) insieme alla Cina (+17,7%). Positiva in ogni caso anche la dinamica delle esportazioni dirette in Europa (+5,8%).
Monza e Brianza è arrivata a sfiorare i 10 miliardi di euro di merci esportate nel 2018. I comparti della meccanica (prodotti in metallo e macchinari), della chimica e dell’elettronica sono i più rilevanti per valori. La chimica registra la crescita più significativa (+10,2%), più contenuta quella dell’elettronica (+2,1%), per i macchinari la variazione risulta negativa (-0,5%). Piuttosto positiva anche la dinamica dell’export di mobili (+2,5%). L’Europa rimane rilevante (66,2%) nonostante il calo di alcuni importanti mercati (Svizzera, Regno Unito, Russia). Dai Paesi extraeuropei emerge un quadro più positivo, in particolare Cina (+16,3%) e Stati Uniti (+14,3%) sono importanti drivers della crescita delle esportazioni. Riguardo a Lodi, con 3,7 miliardi di euro di export, la suddivisione per comparti dell’export è guidata dall’elettronica, che da sola incide per circa il 40% del valore delle esportazioni ed è anche la principale responsabile della forte crescita (+18,5% complessivamente). Importante anche il contributo portato dalla chimica (+2,2%) e dall’alimentare (+7,2%). La distribuzione per continente vede oltre il 90% delle merci dirette in Europa: Spagna, Francia e Germania i mercati più importanti, complessivamente rilevano per oltre il 60% dell’export lodigiano. Il dato dei Paesi europei è positivo anche in termini di dinamica, in difficoltà invece i mercati asiatici (-5,5%).

ATTRATTIVITA’ E PROIEZIONE INTERNAZIONALE – Le imprese estere partecipate da imprese con sede nelle province di Milano, Lodi e Monza Brianza sono circa 6mila, con un’occupazione di oltre 431mila dipendenti e un fatturato di 136,5 miliardi di euro. Milano, in particolare, occupa il ruolo più rilevante nello scenario nazionale con 5193 imprese, il 16% nazionale, 368 mila dipendenti, 117 miliardi di fatturato. Da Monza e Brianza ci sono 738 imprese all’estero con 58 mila dipendenti e 19 miliardi di fatturato. Da Lodi ci sono 83 imprese all’estero con 5 mila dipendenti e 700 milioni di fatturato. Mostrano una generale specializzazione nei settori a più elevata intensità tecnologica, mentre sono meno rappresentate nei settori tradizionali del made in Italy. Sul piano delle direttrici geografiche, risultano superiori alla media nazionale le iniziative nei Paesi UE-15, negli altri Paesi europei extra-UE (in particolare, Svizzera e Turchia) e nel Nord America; forte anche la proiezione verso il Medio Oriente. Sul versante degli investimenti dall’estero, nelle province di Milano, Monza Brianza e Lodi ci sono 5.088 imprese a partecipazione estera, con oltre 520 mila dipendenti e un fatturato di 245,1 miliardi di euro. Milano, in particolare, attira un terzo di tutta Italia con 4.579 imprese, il 32% nazionale, 466 mila dipendenti, 224 miliardi di fatturato. A Monza e Brianza ci sono 469 imprese dall’estero con 51 mila dipendenti e 20 miliardi di fatturato. A Lodi ci sono 40 imprese dall’estero con 4 mila dipendenti e 1,4 miliardi di fatturato.
Si può osservare una ripresa degli investimenti esteri e una ripresa delle iniziative greenfield. Per quanto riguarda le attività manifatturiere si tratta per lo più di unità di piccole dimensioni, ma talvolta di notevole valenza strategica, riguardanti attività a elevata intensità tecnologica e manageriale. Nel settore terziario invece si sono registrate iniziative di ampio respiro, con ricadute occupazionali importanti, come nei grandi progetti immobiliari che ridisegnano Milano. Riguardo all’origine geografica delle partecipazioni estere, c’è predominanza delle multinazionali provenienti dalle aree industrializzate (Europa Occidentale, Nord America e Giappone) e crescono gli investimenti provenienti dalla Cina, dal Medio Oriente e dagli altri Paesi emergenti.

IL LAVORO AL BIVIO, TRA OPPORTTUNITA’ E INCERTEZZA – A Milano, si può osservare un aumento dell’occupazione di poco superiore allo zero (+0,3%), dato che interrompe un triennio di variazioni positive annue che si collocavano intorno al 2%. In valori assoluti, si tratta di 5mila unità in più nell’anno, che portano gli occupati complessivi della provincia alla quota di 1,466 milioni, un terzo del totale lombardo. Determinante, è stato l’apporto della componente femminile (+0,7% contro +0,03% dei maschi). Meglio di Milano hanno fatto la Brianza (+1%), che conferma la ripresa iniziata nel 2017 con una crescita superiore a quella media regionale (+0,6%), e Lodi (+0,5%) che, dopo la battuta d’arresto dell’anno precedente, sembra essersi rimessa su un binario di crescita. Il tasso di occupazione è rimasto invariato a Milano (69,5%), ma è di ben undici punti superiore al nazionale (58,5%); migliore anche di quello di Monza Brianza (67,4%), cresciuto di quattro decimi di punto, e di Lodi (66,1%).
Venendo alla disoccupazione, osserviamo segnali incoraggianti: il numero delle persone in cerca di occupazione è calato dell’1,2% a Milano, che ha messo così a segno il quarto risultato utile consecutivo, anche se più modesto rispetto a quello del 2017 e a quanto fatto registrare nell’anno da Monza Brianza e da Lodi, che presentano infatti una flessione più vigorosa (rispettivamente -15,4% e – 7%). Il tasso di disoccupazione a Milano si è ridotto in misura minima rispetto all’anno precedente, portandosi al 6,4%, valore quattro punti inferiore a quello nazionale ma più alto del lombardo e del brianzolo (6%), entrambi migliorati rispetto al 2017; il livello di occupati è calato di mezzo punto percentuale anche a Lodi (6,5%).
Infine, relativamente ai giovani under 30 bisogna rilevare dei tassi di disoccupazione ancora molto alti, seppure a livello locale la situazione sia meno grave rispetto alla media nazionale (24,8%), con Lodi che presenta il tasso migliore (12,8%) e Milano il peggiore (16,6%), mentre la Brianza si pone a metà strada (15,4%).

IL RUOLO DEL TURISMO – A Milano, trainante è il ruolo del turismo, in sette anni + 27% la spesa dei turisti stranieri, pari a 3,5 miliardi e nella spesa culturale trainano Brera, Cenacolo e Palazzo Reale. In otto anni, tra il 2010 e il 2018, il numero di viaggiatori ospitati a Milano, gli arrivi, ha fatto segnare un balzo in avanti pari al 35%, sfondando quota 7,7 milioni e superando di slancio anche il picco di Expo 2015. Lo stesso dato per Monza e Brianza è +24,3%, passando da 428 mila a 533 mila arrivi e per Lodi + 8,9% passando da 128 mila a 140 mila circa. In sette anni, tra il 2010 e il 2017, la spesa turistica dei viaggiatori stranieri a Milano è cresciuta del 27%, passando da 2,7 a circa 3,5 miliardi di euro. Milano è passata da un turismo busness a un turismo leisure che vale più di 1,4 miliardi (pari al 41% del totale) e che era nel 2010 meno di un terzo della spesa complessiva. Un turismo che crea un indotto culturale con le visite ai musei civici e statali milanesi che hanno fatto registrare un incremento di quasi nove punti percentuali, passando da 3,2 a 3,5 milioni di ingressi e con un’impennata vicina al 90% per gli introiti, balzati dai quattro milioni scarsi all’inizio ai quasi sette milioni e mezzo del 2017. La Pinacoteca di Brera vede aumentare di oltre un quarto gli ingressi e più che raddoppiare i ricavi, il Cenacolo di Leonardo beneficia di un gettito economico lievitato di quasi l’80%, bene Palazzo Reale con visitatori in crescita (+39%). Positivo poi l’effetto delle “week” tematiche su modello del Fuorisalone in grado di attivare una produzione aggiuntiva 2,03 volte maggiore della spesa per la partecipazione agli eventi, grazie all’effetto moltiplicatore.

 

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