giovedì, Aprile 9, 2020
L’acqua del rubinetto della Città Metropolitana: buona, a km 0 e 100% plastic free

L’acqua della Città metropolitana di Milano è buona, sana e di ottima qualità, grazie agli oltre 26.000 campioni che Gruppo CAP, preleva e controlla ogni anno. Un esame severo, per superare il quale l’acqua deve ottenere l’ok su quasi 750.000 parametri chimici e microbiologici. Eppure, l’Italia è uno dei primi tre Paesi per consumo di acqua in bottiglia. E l’area del milanese non fa eccezione: nonostante i comportamenti virtuosi dei comuni lombardi in termini di riciclo e attenzione all’ambiente, si continua a immettere bottiglie di plastica nell’ambiente, con tutte le conseguenze del caso.

Sono questi i dati emersi in occasione del seminario scientifico, svoltosi nella sede di Piazzale Morandi a Milano, organizzato da Gruppo CAP, utility pubblica che fornisce ogni anno a 2 milioni di cittadini 200 milioni di metri cubi di acqua, in collaborazione con FAST, la Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche. Un’occasione per riflettere sulla sfida globale da affrontare per arrestare il consumo eccessivo di plastica.

“Insieme all’ Arabia Saudita e al Messico, siamo i maggiori consumatori di acqua in bottiglia al mondo, afferma Michele Falcone, Direttore Generale di Gruppo CAP. Ma a differenza dei primi due Paesi, l’Italia possiede acqua di ottima qualità. In Europa, dove l’utilizzo dell’acqua di rete è ben maggiore, si è lavorato molto sul processo di scelta consapevole del consumatore. Per questo è fondamentale far crescere il livello di formazione e conoscenza dei cittadini in modo che le scelte di acquisto siano determinate da questioni di preferenza piuttosto che da un sentiment negativo sulla qualità dell’acqua”.

In Italia, ogni anno si consumano 8 miliardi di bottiglie da 1,5 litri di acqua minerale, che producono 280 mila tonnellate di rifiuti in plastica. Un ”primato” che evidenzia un vero e proprio pregiudizio da parte degli italiani rispetto al consumo di acqua di rete. Con conseguenze per l’ambiente, in termini di spreco economico, produzione di emissioni inquinanti e di danni ambientali che la produzione e lo smaltimento della plastica causa ai nostri ecosistemi. Anche l’aspetto economico non è da sottovalutare. Un litro di acqua minerale in bottiglia costa in media 312 volte in più di un litro di acqua del rubinetto, la cui tariffa in Italia resta tra le più basse in Europa: 1.000 litri di acqua costano circa 1 euro, mentre il costo medio della stessa quantità di acqua all’estero è di 2 euro, con valori prossimi ai 5 euro a Berlino e costi tariffa superiori ai 3 euro per le città di Varsavia, Zurigo e Parigi.

Il lavoro di Gruppo CAP in questi anni è stato proprio quello di spingere verso un maggior consumo di acqua di rete attraverso una strategia di innovazione tecnologica per aumentare costantemente la sicurezza e la qualità dell’acqua e garantire un servizio sempre più efficiente e trasparente. Per esempio, nel 2017 CAP ha implementato, prima in Italia e in anticipo sull’applicazione della normativa italiana, il Water Safety Plan che prevede l’applicazione di tecnologie e competenze avanzate come l’innovativo sistema di monitoraggio Early Warning che consente di controllare i parametri dell’acqua in tempo reale 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Parliamo di un sistema avanzato, cosiddetto predittivo, che si basa su un approccio preventivo del rischio e che, sulla base di un vero e proprio risk assessment, monitora costantemente quelli che possono essere individuati come punti critici di un territorio attraverso sonde e controlli in continuo.

Una maggiore garanzia di qualità e controllo prevista dal Piano di Sicurezza dell’Acqua, le campagne di informazione sul valore e sul consumo consapevole dell’oro blu per incentivare un minor consumo di acqua in bottiglia, risparmiando sulla produzione di plastica, sono tra le principali disposizioni contenute nella Drinking Water Directive, la normativa europea approvata dalla Commissione EU nel febbraio 2018, punto di riferimento per ogni legislazione nazionale sul consumo di acqua nei Paesi EU. Va in questa direzione MilanoPlasticFree, la campagna del Comune di Milano, nata in collaborazione con Legambiente, per promuovere gli esercizi commerciali milanesi che volontariamente decidono di ridurre l’uso degli imballaggi e della plastica usa e getta.

“Il PET, ovvero la plastica delle bottiglie d’acqua, genera un enorme dispendio di risorse, dal petrolio all’acqua stessa: il paradosso sta infatti nel fatto che per bere un litro di acqua, ne serve esattamente il doppio per la produzione, commenta Piero Pellizzaro, dal 2017 Chief Resilience Officer per il Comune di Milano. Ridurre il consumo di plastica ha prima di tutto una valenza culturale e in questo senso la campagna Plastic free è importante. Abbiamo la fortuna di avere un’acqua di qualità controllata e monitorata. Il modo per evitare un impatto della Città sul pianeta è dunque cominciare a consumare responsabilmente l’acqua di rete. Così il bilancio ambientale della città di Milano potrà migliorare”.

È della stessa idea anche Legambiente, associazione ambientalista che quest’anno compie 40 anni. “Evitare il consumo di plastica significa anche evitare il consumo di acqua in bottiglia, afferma Barbara Meggetto, Presidente di Legambiente Lombardia. Serve inoltre un’azione di comunicazione sui dati dei controlli sull’acqua. La trasparenza delle analisi è uno strumento di informazione importante per il cittadino che attraverso i dati impara a conoscere l’acqua che beve. Dietro all’acqua del rubinetto ogni cittadino deve sapere che ci sono controlli puntuali confermati da dati scientifici”. Oltre a MilanoPlasticFree, nel corso degli anni Legambiente ha promosso varie campagne di sensibilizzazione sull’acqua che si beve a casa, tra cui “Imbrocchiamola”, campagna realizzata con il sostegno proprio di Gruppo CAP, che andava a promuovere negli esercizi commerciali il consumo di acqua del rubinetto, proponendo i risultati delle analisi dell’acqua come menu di benvenuto.

Nella seconda parte del seminario, hanno portato la loro esperienza anche Cesare Delaini di Lifegate, considerata il punto di riferimento della sostenibilità che conta su una community di oltre 6 milioni di persone interessate e appassionate ai temi legati alla sostenibilità. Silvia Olivieri di Worldrise Onlus che sviluppa progetti di conservazione e valorizzazione dell’ambiente marino attraverso un percorso incentrato sulla sensibilizzazione, la creatività e l’educazione. Sergio Vazzoler di Ferpi ha infine concluso l’incontro, fornendo un’interessante analisi sulla comunicazione ambientale, nonché le linee guida per affrontare il tema con professionalità e metodo.

 

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