domenica, 23 Febbraio, 2020
Imprese: segnali di tenuta per Milano, Brianza e Lodi. Bene l’export

Presentata in Unioncamere Lombardia la congiuntura di industria e artigianato manifatturiero al quarto trimestre 2019

Segnali di tenuta per l’industria manifatturiera di Milano, Monza e Brianza e Lodi. Nel quarto trimestre 2019 le imprese milanesi registrano una crescita a livello tendenziale per la produzione (+0,9% rispetto allo scorso anno), per il fatturato totale (+2,8%), specialmente estero (+4,2%) e per gli ordini totali (+1,1%) ancora trainati da quelli esteri (+2,7%). A Monza e Brianza aumentano in un anno il fatturato totale (+0,3%), in particolare per la componente estera che segna un +4,9%, in lieve crescita anche la domanda estera (+0,8%). A livello congiunturale si assiste poi a una generale ripresa rispetto ai valori del terzo trimestre 2019. Andamento nettamente positivo a Lodi a livello tendenziale per la produzione (+5,2%) mentre il fatturato cresce complessivamente del +0,7% grazie a quello estero (+3,6%). Emerge da un’anticipazione dei dati dal Monitor congiunturale del quarto trimestre 2019 del Servizio Studi della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi, in occasione oggi della presentazione di Unioncamere Lombardia dei risultati dell’analisi congiunturale del settore manifatturiero.

L’andamento dell’industria milanese – La produzione industriale manifatturiera registra un +0,9% su base annua rispetto al -0,2% lombardo (-0,2% la variazione congiunturale rispetto al trimestre precedente) mentre l’incremento del fatturato totale si attesta a un +2,8% rispetto al +1,5% regionale su base annua (+0,3% a livello congiunturale). Cresce in particolare il fatturato estero (+4,2%) ma anche quello interno (+2%). Gli ordini totali registrano una variazione in un anno del +1,1% (rispetto al +0,3% lombardo), trainati dalla domanda estera (+2,7% rispetto al +0,9% regionale) mentre quella interna segna un +0,2% (-0,1% in Lombardia). Rispetto al terzo trimestre 2019 rallenta però la sua crescita sia la domanda estera (-0,7%) che quella interna (-1%).

L’andamento dell’industria di Monza e Brianza – La produzione industriale manifatturiera registra una variazione tendenziale in calo del -0,9%, in ripresa però rispetto a quella registrata nel terzo trimestre 2019 (+0,1%). Il fatturato cresce complessivamente del +0,3% su base annua grazie alla componente estera (+4,9%) mentre il fatturato interno è in flessione (-2,5%). Gli ordini totali sono in lieve crescita grazie agli ordini esteri (+0,8%). Rispetto al trimestre precedente si segnala comunque una ripresa generale: +0,7% il fatturato totale, +1,4% gli ordini esteri, +0,1% quelli interni.

L’andamento dell’industria di Lodi – L’industria manifatturiera lodigiana registra per la produzione una variazione tendenziale molto positiva +5,2% su base annua (rispetto al -0,2% regionale), che migliora anche la performance del trimestre precedente (+2%). Il fatturato totale cresce del +0,7% grazie al fatturato estero che segna un +3,6% mentre è in lieve flessione quello interno (-0,5%). In un anno diminuiscono gli ordini totali (-3,6%), sia esteri (-6%) che interni (-2,6%). Rispetto al trimestre precedente sono però in ripresa gli ordini interni (+3,8%), stabile il fatturato totale, in calo gli ordini esteri (-1,4%).

L’andamento dell’artigianato, la dichiarazione di Accornero – A Monza Brianza cresce l’artigianato manifatturiero a livello tendenziale, sia in termini di produzione (+0,6%) che di fatturato totale (+4,8%) e di ordini totali (+2,6%) mentre a livello congiunturale sono stabili gli ordini e in aumento il fatturato totale (+1,4%). A Milano stabile la produzione a livello tendenziale. “L’anno appena concluso – riflette il segretario generale dell’Unione Artigiani di Milano e di Monza-Brianza, Marco Accornero – ci consegna una situazione di stasi, con una crescita media quasi vicina allo zero, seppur in terreno positivo (+0,6%). Ad intimorire sono le previsioni riguardanti un mercato interno ingessato a cui rischiano di sommarsi le crescenti difficoltà nei mercati esteri dovute all’evolversi della crisi pandemica cinese. Se a fine 2019 i timori erano riservati alla guerra dei dazi, oggi a rendere incerto il futuro anche delle medie e piccole imprese artigiane sono i nodi interni al Paese, che impediscono l’innesco di una ripresa, e quelli internazionali. Lo scenario non è dei più promettenti, tanto che già nel quarto trimestre 2019 il fatturato delle imprese artigiane aveva svoltato in negativo. Ordinativi interni ancora in contrazione, mentre l’export resta positivo, seppure influisca solo per l8% sul fatturato totale artigtiano. Di pari passo, anche l’occupazione cala, con l’incremento del ricorso alla Cassa integrazione. Le aspettative dei nostri imprenditori si fanno più pessimistiche. Davanti a scenari negativi all’estero, non resta che rimarcare l’urgenza indifferibile di interventi che rilancino la domanda interna, in particolare in tema di taglio del cuneo fiscale e di semplificazione burocratica. La crisi in atto – conclude Accoronero – è un’occasione per avviare processi di riforma attesi da tanto tempo e che non possono essere più rinviati”.

La dichiarazione del Presidente di Confindustria Lombardia, Marco Bonometti – “I dati del 4° trimestre 2019 confermano la fase di stagnazione per la Lombardia. La crescita zero sta pesando anche sulla Lombardia dove, nonostante alcune peculiarità positive come la bassa disoccupazione e un’alta percentuale di export, il rallentamento è evidente, soprattutto se paragonato ai ritmi di crescita dei due anni precedenti. La Lombardia resiste grazie all’export, anche se questo viaggia a livelli molto inferiori rispetto al passato (+0,9% nel 2019, +3,3% nel 2018). Ma questo significa navigare a vista, in balia di eventi imprevedibili. Noi imprenditori riconosciamo il primato della politica, ma abbiamo bisogno di ritrovare la politica che capisce, che sceglie, che progetta, che realizza, che fa. E’ facile prevedere, per i prossimi mesi, ripercussioni sull’economia lombarda della crisi Coronavirus, a causa della forte interdipendenza con la Cina nelle catene del valore. Fattori internazionali a parte, siamo bravissimi a farci del male: emblematico è il caso del circolo vizioso innescato dalla sentenza sui rimborsi addizionali provinciali sull’energia elettrica. Una vera e propria mina che rischia di sovraccaricare ulteriormente la giustizia civile e di mettere in crisi aziende e fornitori di energia. L’innovazione e la capacità manifatturiera sono l’unica soluzione per evitare il declino. Come dimostrano i livelli dell’indice manifatturiero lombardo, più elevati rispetto alla media UE, e il 65% di imprese lombarde che nel 2019 hanno effettuato investimenti, gli imprenditori ci sono. Siamo però in una fase storica delicata: non possiamo permetterci di perdere la partita della programmazione UE post 2020 con particolare riferimento alla Politica di Coesione, Horizon Europe, la strategia Digital Europe e il Green Deal. L’integrazione tra fondi è importantissima per poter competere e continuare a eccellere a livello internazionale e di filiere. Questo significa programmare e definire sinergie concrete tra fondi regionali, nazionali ed Europei, e significa anche non perdere le opportunità della programmazione europea 2021 – 2027. Le amministrazioni regionali e nazionali devono collaborare e coordinarsi per tempo. Perdere questo treno significa perdere il treno dell’innovazione. Ne va della competitività delle imprese e del sistema Italia. Bisogna guardare all’industria come una risorsa, in un’ottica di programmazione di medio-lungo periodo mettendo a punto piani industriali seri, sostenibili e che abbiano una visione di sistema. Misure che stimolino la crescita delle imprese e lo sviluppo della nostra economia, come il potenziamento del taglio del cuneo fiscale per i lavoratori, attraverso una riforma fiscale più ampia che sostenga gli investimenti. E la costruzione di un percorso di Industria 4.0 finalizzato all’aggiornamento delle competenze dei lavoratori in linea con le nuove tecnologie, per garantire alle persone occupabilità e futuro. Ma non posso nascondere la mia delusione e la mia scarsa fiducia per il futuro più prossimo, a fronte della crisi politica che ci affligge, ormai difficilmente sostenibile. L’Italia appare sempre di più senza guida, in balia della precarietà e dell’improvvisazione, e su queste basi è impresa proibitiva costruire qualcosa di solido”.

Le Dichiarazioni del Presidente di Unioncamere Lombardia, Gian Domenico Auricchio – “Complessivamente il 2019 registra una crescita dello 0,2% in media annua per l’industria e dello 0,6% per l’artigianato, risultati ancora positivi ma di entità debole e in forte rallentamento rispetto alla crescita media registrata per il 2018 (3,0% per industria e 1,9% per l’artigianato). Il rallentamento della produzione si è trasmesso anche agli altri indicatori: per il comparto industriale, il tasso di crescita su base annua del fatturato è pari all’1,9% nel 2019 contro il 4,7% registrato per il 2018 e quello degli ordini esteri, determinato anche dalle difficoltà del commercio internazionale, è pari allo 0,7%. Per gli ordini interni il rallentamento ha portato ad un segno negativo della variazione media annua, sebbene di entità contenuta (-0,2%), rimanendo l’anello debole sul lato della domanda. Dinamiche ed andamento simili si registrano nel comparto artigiano. L’occupazione presenta un saldo tra tassi d’ingresso e tassi in uscita leggermente negativo sia per l’industria (-0,4%) che per l’artigianato (-0,7%), risultati che risentono anche degli effetti stagionali delle cessazioni dei rapporti di lavoro a fine anno. Migliorano le aspettative degli imprenditori per il prossimo trimestre per il comparto dell’industria, in particolare quelle legate alla produzione, ma anche quelle relative alla domanda estera e alla domanda interna che però rimangono in territorio negativo. Più pessimistiche, invece, risultano essere le aspettative degli imprenditori del comparto manifatturiero artigiano. Riguardo agli investimenti, nonostante la debolezza della crescita, i dati che emergono dalla nostra indagine sono positivi in termini di propensione all’investimento delle imprese manifatturiere lombarde per il 2019: il 65% delle aziende dell’industria dichiara di aver realizzato investimenti in corso d’anno, mentre per l’artigianato la quota percentuale è del 34%. Va sottolineato che il dato è in aumento in entrambi i comparti rispetto al 2018. Differenziazioni si riscontrano a livello di classe dimensionale, caratteristica particolarmente determinante sulla propensione all’investimento, e per settore di attività economica. Le prospettive per il 2020 delineano una situazione in miglioramento. In sintesi, il quadro che emerge dall’analisi trimestrale del manifatturiero lombardo rende evidente che sia per il trimestre in osservazione che, più in generale, per l’anno 2019 si è registrato un rallentamento e che molti indicatori sono in decelerazione. In termini prospettici, la crescita del comparto manifatturiero lombardo per questo nuovo anno lascia trasparire qualche difficoltà legata ad un contesto internazionale dominato da elementi di incertezza, come l’evoluzione della politica commerciale internazionale e altri elementi geo-politici ed economici (ad esempio, la Brexit e gli impatti ancora non misurabili che potrebbe avere il coronavirus sull’economia cinese e, a cascata, su quella internazionale). Questi elementi di debolezza del quadro economico impongono di mantenere alta l’attenzione al monitoraggio del sistema economico lombardo e alle strategie di intervento legate alla competitività delle imprese, su cui è necessario che il sistema camerale lombardo, assieme a Regione Lombardia ed al sistema associativo, concentri gli sforzi a supporto delle imprese e per lo sviluppo del Sistema Lombardia”.

Nel cuore dell’analisi – Il quarto trimestre si chiude con segnali contrastanti dalla produzione industriale. Al debole incremento congiunturale (+0,1%) si contrappone un dato tendenziale negativo (-0,2%). I risultati si invertono nel caso dell’artigianato (-0,2% congiunturale e +0,5% tendenziale), ma portano a identiche conclusioni. Queste dinamiche fanno sì che il 2019 possa essere definito un anno di stasi per entrambi i comparti, con una crescita media annua della produzione industriale pari al +0,2% e quella artigiana del +0,6%, positive ma molto inferiori al +3,0 registrato nel 2018 dall’industria e al +1,9% dell’artigianato. Rimane negativa la domanda interna mentre gli ordini dall’estero riescono a mantenere il segno positivo, ma con intonazione debole. Le aspettative degli imprenditori industriali sono in miglioramento mentre quelle degli artigiani rimangono ancora in area negativa. Il focus di approfondimento sugli investimenti conferma la propensione ad investire delle imprese lombarde, in particolare quelle più strutturate e operanti in settori più dinamici, utilizzando in gran parte gli strumenti agevolativi disponibili. I dati presentati derivano dall’indagine relativa al quarto trimestre 2019 che ha riguardato un campione di più di 2.600 aziende manifatturiere, suddivise in imprese industriali (più di 1.500 imprese) e artigiane (più di 1.100 imprese).

Nel quarto trimestre 2019 si registra un incremento congiunturale della produzione industriale (+0,1% destagionalizzato). La variazione tendenziale è invece negativa (-0,2%) ma la variazione media annua mantiene il segno positivo (+0,2%) grazie ai risultati del primo e del terzo trimestre, anche se di minima entità se paragonata a quella del 2018 (+3,0%). Svolta negativa per il dato congiunturale delle aziende artigiane manifatturiere  (-0,2%) ma rimane positivo il dato tendenziale (+0,5%) contribuendo alla crescita media annua che si attesta al +0,6%, anche in questo caso in rallentamento rispetto al risultato del 2018 (+1,9%). L’indice della produzione industriale rimane a quota 111,6 (dato destagionalizzato, base anno 2010=100), in linea con il livello di inizio anno, ma ancora sotto il massimo pre-crisi (pari a 113,3 registrato nel 2007). Per le aziende artigiane l’indice della produzione si ferma a quota 98,7 (dato destagionalizzato, base anno 2010=100), e ancora non riesce a superare quota 100.

Da un punto di vista settoriale, considerando complessivamente la variazione media annua, più solida rispetto ai singoli risultati trimestrali a livello così disaggregato, l’andamento della produzione industriale è risultato negativo per cinque settori sui tredici considerati. Sono ancora la maggior parte dei settori del comparto moda ad occupare il quadrante negativo (abbigliamento -1,0% e tessile -1,5%), ai quali si aggregano i mezzi di trasporto colpiti dalla crisi dell’auto (-2,3%), la siderurgia (-1,4%) colpita dalla guerra dei dazi e le industrie varie (-0,1%). Il risultato medio positivo (+0,2%) risulta trainato dal settore alimentare (+3,0%), dai minerali non metalliferi (+2,2%), dalle pelli-calzature (+2,0%) e dalla gomma-plastica (+1,0%). I restanti settori sono positivi ma registrano incrementi inferiori al punto percentuale.

Il quadro settoriale dell’artigianato conferma la siderurgia come il settore più in difficoltà (-3,6%), seguito dalle pelli-calzature (-2,0%) e dalla carta stampa (-0,8%), comparti caratterizzati da un trend negativo già negli anni precedenti. La gomma-plastica registra il secondo anno di calo (-0,5%), mentre il tessile prosegue la fase di stagnazione (-0,4%). La meccanica, il settore più rilevante in termini occupazionali, mostra una lieve variazione positiva (+0,2%), ma evidenzia un forte rallentamento rispetto agli intensi ritmi di crescita dei cinque anni precedenti. I settori in crescita coinvolgono soprattutto la produzione di beni di consumi (legno mobilio: +2,1%; alimentari: +2%; abbigliamento: +1,1%) oppure riguardano settori in ripresa dopo le forti perdite accumulate negli anni precedenti (manifatturiere varie: +2,1%; minerali non metalliferi: +1,6%). Il dato medio generale nasconde andamenti differenziati fra le imprese: raggiungono il 42% per l’industria le aziende in contrazione e scendono al 43% quelle in crescita. Nell’artigianato si registra un andamento simile con la quota di aziende in crescita che scende al 42% e quella delle aziende in contrazione che sale al 39%.

Il fatturato – Il fatturato a prezzi correnti per l’industria cresce ancora su base annua (+1,5%) riuscendo così a portare la crescita media annua all’1,9%. Come segnalato per la produzione, anche la crescita media del fatturato si attesta su un valore molto inferiore rispetto alla media del 2018 (+4,7%). Per le imprese artigiane il fatturato risulta in lieve calo in un’ottica tendenziale (-0,5%) ma rimane in crescita la media annua (+0,2%) pur avvicinandosi alla variazione nulla e, anche in questo caso, di intensità inferiore al +1,7% del 2018.

Gli ordinativi – Gli ordini dell’industria svoltano nuovamente in negativo sul versante interno (-0,1%) contribuendo alla svolta negativa della media annua (-0,2%). Gli ordini esteri accelerano leggermente nell’ultimo trimestre (+0,9%) e il risultato annuale complessivo resta positivo (+0,7%) ma molto distante al +4,9% registrato nel 2018. Il comparto artigiano rileva dati più negativi per gli ordini interni con una contrazione più intensa sia considerando il singolo trimestre (-0,3%) sia in media d’anno (-0,9%). Restano positivi gli ordini esteri (+0,4% il quarto trimestre) e il dato medio annuale riesce a spuntare un +2,4% grazie ai buoni risultati del secondo e del terzo trimestre. La quota del fatturato estero sul totale per le imprese artigiane rimane però poco rilevante (8,1% del fatturato totale) anche se in leggero aumento.

L’occupazione – Per l’industria presenta un saldo negativo. In questo trimestre il tasso d’ingresso (1,8%) e il tasso d’uscita (2,2%), entrambi in calo, incrementano la loro distanza portando a un saldo negativo del -0,4%. In aumento il ricorso alla CIG, con una quota di aziende che dichiara di aver utilizzato ore di cassa integrazione al 7,8% e la quota sul monte ore all’1,1%. Anche nell’artigianato il saldo occupazionale è negativo (-0,7%), in questo caso per via di un calo del tasso d’ingresso (2,0%) e un contestuale aumento del tasso d’uscita (2,7%). In incremento il ricorso alla CIG con una quota di aziende che dichiara di aver utilizzato ore di cassa integrazione al 3,4% e la quota sul monte ore allo 0,7%.

Le aspettative degli imprenditori industriali – Sulla domanda estera, dopo il peggioramento dello scorso trimestre, le aspettative tornano positive condividendo la svolta con le aspettative sulla domanda interna che però rimangono in territorio negativo. Migliorano anche le aspettative sulla produzione, anch’esse tornate in territorio positivo, e sull’occupazione che raggiungono il saldo nullo. Nel caso dell’artigianato le aspettative sono più pessimistiche, con saldi tra previsioni di crescita negativi in peggioramento per la domanda, sia interna che estera, e per l’occupazione. Saldi negativi anche per le aspettative sulla produzione ma, in questo caso, il clima appare in miglioramento. In sintesi l’aspetto principale che emerge dall’analisi relativa al quarto trimestre è la possibilità di avere uno sguardo complessivo sulla dinamica del 2019. Da questo punto di vista, risulta che la produzione manifatturiera in Lombardia è cresciuta dello 0,2% (variazione media annua), contro una crescita del 3% fatta registrare nel 2018. Si tratta di un rallentamento vistoso che si è trasmesso anche al fatturato (1,9% contro il 4,7%) ed è stato innescato da una caduta degli ordini interni (-0,2% contro il +2,7) accompagnata da un forte ridimensionamento di quelli esteri (+0,7% contro +4,9%). La performance degli artigiani è in linea con quanto appena descritto per il settore industriale, anche se non mancano differenze. Il dato medio annuale per la produzione è pari al +0,6%, anch’esso in rallentamento rispetto al 2018 (+1,9%) e permane la debolezza degli ordini interni (-0,9%) associata a un risultato del fatturato positivo ma contenuto (+0,2%). Il 2019 lascia in eredità al 2020 un effetto di trascinamento di appena lo 0,2%, identico alla crescita media annua registrata. Secondo le nostre stime, il primo trimestre del 2020 dovrebbe vedere una crescita dello 0,3%, che è compatibile con la probabile evoluzione dell’economia mondiale che però incorpora forti rischi di revisioni al ribasso e elementi di incertezza geo-politici.

Gli investimenti – L’approfondimento di questo trimestre è dedicato agli investimenti e ci consente di monitorare l’andamento dell’accumulazione di capitale per le imprese manifatturiere della nostra regione, che ha costituito un importante driver per la crescita di questi ultimi anni. I risultati della nostra indagine mostrano che la quota di imprese che hanno fatto investimenti nel 2019 è ancora rilevante ed in recupero rispetto allo scorso anno passando dal 61% al 65%, per l’industria, e dal 28% al 34% per l’artigianato. Se la principale motivazione che ha spinto le imprese industriali ed artigiane a non realizzare investimenti nel 2019 è stata la mancanza di esigenza di nuovi investimenti (38% industria e 33% artigianato), il secondo motivo è di averli già realizzati in anni precedenti (19%), nel caso dell’industria e a causa di prospettive di mercato incerte (27%) nel caso dell’artigianato.

In ripresa anche le previsioni di investimento per il prossimo anno, anche se di poco: dal 54% al 57% per l’industria e dal 18% al 21% per l’artigianato. In questo caso le prospettive di mercato incerte sono maggiormente rilevanti anche per l’industria (24% contro il 36% per l’artigianato), ma l’assenza di necessità di nuovi investimenti rimane prevalente (40% per l’industria e 32% per l’artigianato). Ovviamente la propensione all’investimento risente in misura importante della dimensione aziendale, sia per il comparto industriale che per quello artigiano. La quota di imprese che ha investito nel 2019 è più alta per le imprese più grandi (oltre i 200 addetti – 83%), minore per le medie da 50 a 199 addetti (76%) e quelle da 10 a 49 addetti (53%) sino ad arrivare al 19% delle micro imprese artigiane (da 3 a 5 addetti).

Differenziazioni si riscontrano anche a livello settoriale, con comparti più dinamici sotto il profilo degli investimenti quali la chimica, gli alimentari e la siderurgia per l’industria, e gli alimentari, la meccanica e la gomma-plastica per l’artigianato. La maggior parte delle risorse delle imprese manifatturiere lombarde sono state investite in macchinari e impianti legati anche alle tematiche di industria 4.0 (65% per l’industria e 70% per l’artigianato), e quote intorno al 10% sono state dedicate a fabbricati, informatica e altri investimenti materiali ed immateriali. Gli investimenti immateriali, anch’essi rilevanti per i processi di digitalizzazione delle imprese, hanno riguardato prevalentemente servizi di consulenza, R&S e formazione e software. La possibilità di usufruire di agevolazioni per gli investimenti è rilevante per gli imprenditori lombardi. La quota % di imprese industriali che hanno realizzato investimenti nel 2019 e che ha usufruito di agevolazioni, è però in diminuzione rispetto allo scorso anno (62% contro 69%). Meno rilevante appare invece per gli imprenditori artigiani, i quali hanno utilizzato agevolazioni nel 48% dei casi, anche in questo caso quota in diminuzione rispetto allo scorso anno (54%). Gli strumenti più utilizzati sono stati il super ammortamento (43% per l’industria e 29% per l’artigianato) e l’iper ammortamento (35% per l’industria e 18% per l’artigianato). Sui restanti strumenti i due comparti si differenziano: l’industria ha utilizzato maggiormente il credito d’imposta R&S (17%) e l’artigianato il credito innovazione (15%).

 

 

 

 

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