mercoledì, Luglio 29, 2026
Imprese di Milano e Monza Brianza: un sistema resiliente e competitivo a dispetto degli scenari globali

È stato presentato lo scorso 14 luglio il Rapporto annuale “Milano Produttiva”, realizzato dal Servizio Studi Statistica e Programmazione della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi, giunto quest’anno alla sua 36esima edizione.
Nella prima parte del Rapporto dedicata all’economia dei territori della macroarea emerge che nel 2025 l’andamento economico delle province di Milano, Monza Brianza e Lodi segna una crescita pari allo 0,7%, contenuta, benché sopra il dato nazionale (0,5%), e di segno positivo rispetto al 2024, nonostante un clima di forte incertezza legata a crisi energetiche e geopolitiche mondiali che le aziende hanno dovuto affrontare durante tutto il corso dell’anno.

Questo incremento è trainato soprattutto dal comparto dei servizi (+0,7%) e, in parte minore, dall’industria (+0,4%). Le elaborazioni del Servizio Studi, Statistica e Programmazione su dati Prometeia aggiornati al primo trimestre indicano che la crescita del PIL nell’area Mi-Lo-MB risulti stabile su livello +0,7% anche per l’anno in corso.

La macroarea che comprende Milano e la sua Città Metropolitana, insieme alle province di Monza Brianza e Lodi, si conferma terreno fertile per la nascita di nuove imprese: il saldo tra iscrizioni ex novo e cancellazioni registra nel 2025 un aumento di 10.007 unità (superiore al 2024, quando il numero ammontava a 8.428), con un tasso di crescita del +2,1%, superiore al dato nazionale (+0,96%) e a quello lombardo (+1,41%). A trainare il bilancio è il capoluogo lombardo, con un saldo positivo di 9.179 imprese. In numero assoluto, nel territorio della Città Metropolitana di Milano risultano 26.262 nuove imprese iscritte nel 2025 (erano state 25.099 nel 2024), con un contributo minore, ma significativo, anche dalle province di Monza Brianza (4.514 imprese) e Lodi (922 imprese).

I dati del primo semestre 2026 della macroarea indicano 17.555 nuove iscrizioni e 13.792 cessazioni, con un saldo positivo di 3.763 (+0,8%). Anche quest’anno il numero maggiori di iscrizioni si registra a Milano dove sono ben 14.198 con un saldo attivo di 3.336 nuove imprese a fronte di 10.862 cessazioni. Commenta Carlo Sangalli, Presidente della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi: “Nonostante tensioni e forte incertezza a livello internazionale, l’economia milanese si dimostra solida e
competitiva. La crescita è trainata soprattutto dal settore dei servizi. Aumenta il numero delle imprese e diminuisce il tasso di disoccupazione. Resta, tuttavia, il nodo dell’energia ancora troppo costosa. Ecco perché è urgente puntare sullo sviluppo delle rinnovabili e sul nucleare”.

Negli ultimi anni si è registrato un contributo sempre più significativo delle società straniere a questo trend di crescita, a dimostrazione dell’attrattività internazionale dell’intera macroarea, dove, secondo l’ultimo aggiornamento della banca dati Reprint, all’inizio del 2025, erano attive 6.636 imprese partecipate da multinazionali estere, con oltre 719mila dipendenti e un fatturato aggregato di 408,2 miliardi di euro. Nella sola provincia di Milano se ne contano 6.043, che rappresentano un terzo del totale nazionale (il 32,7%) e ben oltre la metà della quota lombarda (circa il 70%), dato che cresce in relazione al numero di dipendenti e al fatturato complessivo, rispettivamente al 34,6% e al 37,6%. I dati dell’interscambio con l’estero mostrano, inoltre, un incremento delle importazioni all’interno della macroarea pari al +3,3%, con le imprese della provincia di Monza e Brianza a trainare (+15,4%) l’acquisto di beni e servizi dall’estero. In calo, invece, l’export (-1,2%), con la provincia di Milano che ha registrato una flessione del -2,8% (corrispondenti a circa 1,6 miliardi di beni esportati in meno) e il Lodigiano una diminuzione del 4,4%, ovvero circa 320 milioni in meno. Milano, tuttavia, si conferma la prima provincia italiana per valore degli scambi, sia per export (56 miliardi di euro) che per import (87,9 miliardi).

Anche sul fronte dell’occupazione, l’area che comprende i territori di Milano, Monza Brianza e Lodi, conferma la sua attrattività, con gli occupati che superano stabilmente i 2 milioni (in crescita dell’1% rispetto al 2024), pari al 45% del totale in Lombardia e all’8,5% dei lavoratori in Italia, seppur in maniera eterogenea sulle diverse province: a Milano, infatti, si è registrato un aumento del 2,2% degli occupati totali (+1,6% nel Lodigiano), con una flessione nell’area di Monza e Brianza (-3,8%). Inoltre, i tassi di occupazione nei territori analizzati rimangono superiori alla media nazionale, con Milano in ulteriore crescita (arriva quasi al 73%), Lodi in miglioramento (66,7%) e Monza in diminuzione (scende a 68,1%). Buone notizie anche sul fronte del tasso di disoccupazione, che diminuisce in tutti e tre i territori, raggiungendo livelli molto bassi: 3% a Milano, 3,1% in Brianza e 2% a Lodi.

Importante, poi, il trend positivo che riguarda i cosiddetti NEET (i giovani nella fascia di età 15-29 anni) che diminuiscono a Milano, con il NEET Rate che scende al 7,7% (era il 10,6% nel 2024). Nonostante la solidità e la resilienza che il sistema imprenditoriale ha mostrato nel corso degli anni, lo scenario, al momento, rimane di forte incertezza, a causa delle tensioni geopolitiche e della crisi iraniana, soprattutto nell’ambito dell’approvvigionamento delle materie prime e dell’energia, che aumentano i costi, creano inflazione, pesano sulla crescita e frenano la competitività.

Anche alla luce delle evidenze emerse dal 36° Rapporto Milano Produttiva Camera di commercio Milano Monza Brianza Lodi rinnova il proprio impegno: «in uno scenario di crescita debole, incertezza geopolitica e forti pressioni sui costi energetici, sostenere la competitività delle nostre imprese significa continuare a puntare con decisione su tre fattori decisivi: l’innovazione, l’apertura internazionale e la qualità del capitale umano». Così Elena Vasco, Segretario Generale della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. «Sul fronte dell’innovazione il territorio esprime una leadership nazionale indiscussa: qui si concentra oltre un quinto delle start up e PMI innovative italiane (23,4%), sostenute da otto Università, dodici incubatori certificati e numerosi centri di ricerca.

Un ecosistema che oggi rafforziamo con progetti come Tech Europe Foundation, fondato da Politecnico di Milano e Università Bocconi, ION e FSI e promosso da Camera per avvicinare ricerca e impresa e competere con i migliori acceleratori europei. Una sfida tanto più urgente se si considera il ritardo del Paese negli investimenti in Ricerca e Sviluppo – l’1,38% del Pil contro il 2,24% della media UE – e la struttura fortemente micro-imprenditoriale del nostro tessuto. Innovare, oggi, vuol dire, per Camera, soprattutto accompagnare le imprese nella doppia transizione, digitale ed ecologica.

Il secondo pilastro è l’apertura internazionale. Le tre province hanno superato i 78 miliardi di export nel 2025, il 12,2% del totale nazionale, e ospitano oltre 6.600 imprese a partecipazione estera, più di un terzo dell’intero Paese. Nonostante le tensioni commerciali e i nuovi dazi, restiamo un terreno d’elezione per gli investimenti produttivi: la priorità è continuare ad attrarre headquarter, centri di ricerca e stabilimenti, valorizzando anche le aree industriali dismesse. Il terzo fattore è il capitale umano qualificato. Milano attrae ogni anno migliaia di studenti stranieri: la vera scommessa è trattenerli, offrendo reali opportunità di crescita professionale. Al tempo stesso dobbiamo colmare il mismatch tra domanda e offerta di lavoro e investire sulla
formazione di profili specializzati, in un mercato dove l’occupazione giovanile (51%) resta ancora troppo distante dal dato complessivo (72,8%). Innovazione, apertura internazionale e capitale umano sono il perno della nostra azione strategica: su questi tre driver la Camera di commercio continuerà a lavorare per accompagnare le imprese del territorio verso una competitività solida e duratura».

La seconda parte del Rapporto, intitolata “La questione energetica e la sfida per la competitività”, pone al centro dell’analisi il tema dell’energia e delle fonti di approvvigionamento quali fattori cruciali per la crescita del sistema imprenditoriale e delle imprese in Italia, tramite i contributi di autorevoli esperti e professori. In particolare, vengono affrontati e approfonditi il tema delle dinamiche energetiche e dell’impatto della recente crisi in Medio Oriente; la transizione energetica in Italia, con un focus sul ritmo di sviluppo delle rinnovabili; lo stato dell’arte e le prospettive future della tecnologia nucleare di nuova generazione; i flussi di investimenti diretti esteri nella nostra macroarea con un affondo su alcune best practice in materia di sostenibilità.

«Il gap di competitività che le nostre imprese scontano sui costi dell’energia si supera solo dotando l’Italia di un vero piano per l’indipendenza energetica» ha commentato Elena Vasco, Segretario Generale della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. «Come Camera di commercio ci impegniamo a tutti i livelli per sensibilizzare su questi temi – a partire dalle nuove generazioni – e per promuovere un accordo politico e sociale che definisca una road map tecnologica e di investimenti verso tutte le fonti capaci di ridurre la nostra dipendenza. Una pianificazione di questo tipo può rimettere in moto l’industria energetica e quella della sicurezza nazionale, valorizzando il capitale umano, in particolare i profili specializzati nelle materie STEM. Il principio ispiratore deve essere la neutralità tecnologica, per trovare un equilibrio sostenibile tra rinnovabili e nucleare di qui ai prossimi 5-10 anni». Il 36° Rapporto Milano Produttiva di Camera di commercio Milano Monza Brianza Lodi è disponibile sul sito della Camera di commercio al link: https://ester.milomb.camcom.it/rapporto-mp/milano-produttiva-2026.

L’ECONOMIA GLOBALE – Coerentemente allo scenario italiano, l’area di Milano, Monza Brianza e Lodi ha espresso nel 2025 un aumento contenuto del PIL (+0,7%), pari a un incremento di 1,6 miliardi di euro, sostenuto dal comparto dei servizi (+0,7%) e, in misura minore, dall’industria (+0,4%), che hanno bilanciato la flessione del settore delle costruzioni (-0,4%) e la sostanziale stagnazione dell’agricoltura (+0,1%). Il territorio che registra una crescita percentualmente più elevata è il Lodigiano, con un +1,1% rispetto al 2024, supportato dal settore dell’industria (+3,4%) e delle costruzioni (+4,4%), seguito dalla Città Metropolitana di Milano con un +0,7%, trainato dal settore dei servizi (+0,7%) e dell’industria (+0,3%). In Brianza si registra, infine, un +0,6% di crescita, principalmente sempre per l’aumento del fatturato nel settore delle costruzioni (+2,7%) e dei servizi (+0,5%). In termini assoluti, la parte più rilevante è rappresentata dall’area milanese, il cui apporto alla crescita dei territori si traduce in 211 miliardi di euro sul totale di 248,8 miliardi di euro prodotti dall’intera macroarea.

IL SISTEMA IMPRENDITORIALE – Nel contesto della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi si registra un saldo positivo tra aperture e chiusure di imprese pari a 10.007 unità nel 2025. Milano fa da capofila con un incremento di 9.179 unità, seguita da Monza Brianza con 768 unità e Lodi con 60 unità, confermando la tendenza positiva registrata anche lo scorso anno.

Il COMMERCIO CON L’ESTERO – Le province di Milano, Monza Brianza e Lodi hanno movimentato complessivamente oltre 78 miliardi di euro di merci esportate (-1,2% rispetto al 2024) e 110 miliardi di euro per le importazioni (+3,3%) nel 2025,
rappresentando rispettivamente il 12,2% e il 18,6% del totale italiano. Milano rimane sul gradino più alto del podio, confermandosi prima provincia in Italia per esportazioni (56 miliardi) e importazioni (87,9 miliardi), nonostante nel 2025 abbia registrato una flessione nell’export (-2,8%), così come la provincia di Lodi (-4,4%). Monza e Brianza risulta invece l’unico territorio in controtendenza, con un export in crescita del 7%, arrivando a quota 15,4 miliardi nel 2025, grazie ai settori farmaceutico e dei prodotti in metallo.

IL MERCATO DEL LAVORO – Sebbene nell’intera macroarea il dato degli occupati sia cresciuto dell’1% (+19.790 in valore assoluto), a livello territoriale le dinamiche risultano eterogenee. Milano ha visto aumentare questo numero del 2,2% su base annua, attestando il tasso di occupazione della classe d’età 15-64 anni a 72,8% (in crescita dal 71,7% del 2024). Monza Brianza e Lodi, invece, presentano un quadro difforme: nel Lodigiano gli occupati totali sono aumentati dell’1,6%, mentre sono risultati in calo nella provincia di Monza Brianza (-3,8%). I tassi di occupazione nei territori rimangono superiori alla media nazionale, con Milano in ulteriore crescita (72,8%), Lodi in miglioramento (66,7%) e Monza in diminuzione (scende a 68,1%), mentre i tassi di disoccupazione raggiungono livelli molto bassi (3% a Milano, 3,1% in Brianza e 2% a Lodi), inferiori al 2024. A livello di macroarea, si registra un leggero peggioramento nell’occupazione dei giovani compresi tra i 15 e i 34 anni con il tasso di occupazione giovanile che raggiunge il 51% (era il 54,6% nel 2024), pur attestandosi su un livello ampiamente superiore al dato
nazionale (43,9%), mentre si rivela positiva la dinamica dei cosiddetti NEET (i giovani Not in Education, Employment or Training, nella fascia di età 15-29 anni) che diminuiscono soprattutto a Milano, dove il NEET Rate scende al 7,7% (era il 10,6% nel 2024).

ATTRATTIVITA’ INTERNAZIONALE E INVESTIMENTI DIRETTI ESTERI – Secondo la banca dati Reprint, all’inizio del 2025 erano attive 6.636 imprese partecipate da investitori esteri con sede principale nelle province di Milano, Monza Brianza e Lodi. Queste realtà occupavano circa 719.000 dipendenti e registravano un fatturato aggregato di 408,2 miliardi di euro. Nella macroarea, Milano si conferma, con 6.043 aziende, la provincia più attrattiva per gli investimenti esteri, soprattutto per quelle
operanti nei settori industriali a più elevato contenuto tecnologico e in quelli terziari a maggiore contenuto di conoscenza. Anche sul versante dell’internazionalizzazione produttiva in uscita, le aziende di Milano, Monza Brianza e Lodi possono vantare una presenza molto significativa sui mercati esteri: all’inizio del 2024 le imprese estere partecipate erano oltre 8.600, con poco meno di 617mila addetti e un fatturato vicino ai 194 miliardi di euro. Le multinazionali contribuiscono al rafforzamento della capacità innovativa dei luoghi in cui sono localizzate, favorendo una maggiore diffusione di tecnologie, competenze qualificate e modelli organizzativi avanzati. Un ruolo che si estende anche ai temi della sostenibilità e della transizione energetica, ambiti nei quali si
confermano spesso come soggetti apripista, grazie all’adozione di strategie ESG maggiormente orientate alla responsabilità ambientale e sociale.

LA QUESTIONE ENERGETICA – Le tensioni geopolitiche, in particolare in Medio Oriente e nello stretto di Hormuz, possono incidere sui prezzi e sulla disponibilità dell’energia, con effetti su inflazione, consumi, investimenti e crescita economica. L’Europa è meno dipendente di altre aree dalle forniture che transitano da Hormuz, ma resta esposta ai rincari energetici, che penalizzano imprese e famiglie, mentre l’Italia risulta particolarmente vulnerabile per l’elevata dipendenza dall’estero, il peso del gas nel mix energetico e i costi dell’elettricità più alti rispetto ad altri Paesi europei. Per fronteggiare questi rischi servono misure immediate di sostegno e interventi strutturali orientati a efficienza, innovazione, rinnovabili, diversificazione delle fonti e sicurezza energetica. La sfida è rendere la transizione energetica un fattore di competitività, conciliando sostenibilità, crescita economica e rafforzamento industriale.

FABBISOGNI ENERGETICI, FONTI DI APPROVIGIONAMENTO E TECNOLOGIA NUCLEARE – Allo stato attuale, il sistema energetico italiano sta affrontando una transizione verso un modello a minori emissioni, pur restando ancora fortemente dipendente da gas e petrolio, che nel 2024 hanno coperto circa il 76% del fabbisogno energetico nazionale. L’energia proveniente da fonti rinnovabili cresce in percentuale sul totale, ma non abbastanza da modificare in modo strutturale un mix energetico, che deve soddisfare un contesto di elevati consumi concentrati nei settori dei trasporti, residenziale e industriale. Nel complesso, la transizione energetica è avviata e sta producendo risultati, ma richiede un’accelerazione negli investimenti in energie pulite, elettrificazione, efficienza energetica e infrastrutture di rete. In questo contesto si innesta la discussione sulle tecnologie nucleari e sulle sue prospettive di applicazione futura. L’esperienza recente è stata caratterizzata dalla sperimentazione dei reattori di piccole dimensioni, che non è risultata esente da ombre. Nonostante i vantaggi legati alla minimizzazione dell’esposizione al rischio finanziario e a un più rapido recupero del capitale investito, permangono infatti relativamente elevati i costi operativi e di manutenzione. Inoltre, il settore è fortemente penalizzato da un quadro normativo arretrato e stratificato, con processi di licenza lunghi e dispendiosi, e risente di una forte attenzione dell’opinione pubblica sul piano sociale, ad esempio su temi quali la percezione del rischio e la paura delle radiazioni. In uno scenario così complesso i possibili percorsi futuri per il nucleare sono i più vari e dipenderanno dall’esito delle molte discussioni in corso che auspicano importanti evoluzioni.

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