martedì, Agosto 20, 2019

L’inziativa, lanciata dalla Onlus che si occupa di riabilitazione neuromotoria e cardiologica presso l’ospedale di Cernusco, prevede la lettura di brani ai degenti, ad opera di volontari

La centralità del paziente, nel processo di diagnosi e cura, crea, oggi, difficoltà crescenti, in ambito organizzativo, deontologico e sociale. Come affermava Foucault, l’uomo non muore perché si ammala, ma si ammala perché è mortale.
Tuttavia, questo realistico concetto, oggi come ieri, non è assimilato e la malattia ci colpisce creando in noi una condizione di ansia, depressione, timore della morte, quasi fossimo colpiti, proprio noi, da una “ingiustizia” malefica e sconosciuta.
Di conseguenza, oggi, più di un tempo, la consapevolezza del cittadino, del suo ruolo attivo, partecipe e informato, in merito alla gestione della salute, è caricata anche di valenze e attese psicologiche; elementi che hanno influito, da una parte, sull’ambito strettamente diagnostico, terapeutico, professionale e comportamentale della medicina e delle sue strutture e, dall’altra, hanno modificato le richieste, le aspettative e le esigenze degli utenti.
Si è così venuta a creare una nuova relazione tra la Medicina e la centralità del Paziente, che ha indotto a riflettere sulla necessità di sviluppare modelli di intervento che promuovano la umanizzazione del percorso terapeutico.
Su questo tema, molteplici aspetti formativi ed organizzativi possono essere attuati, ad esempio, mediante la corretta, adeguata e spontanea relazione interpersonale tra operatori sanitari e paziente, (molto sentita in una società multiculturale), nelle implicazioni organizzative del percorso di cura intra ed extraospedaliero, nella rilevante formazione dello psicologo per la Sanità, con il contributo del medico, dell’infermiere e dell’operatore socio sanitario.

Una “particolare” tipologia di pazienti
La ONLUS F.E.R.B., che opera, senza fine di lucro, da molti anni, presso l’Ospedale Uboldo di Cernusco sul Naviglio, con le proprie Unità Operative di Riabilitazione Neuromotoria e Cardiologica, ha recepito una specifica sensibilità su questo tema, anche in considerazione della tipologia dei pazienti afferenti, costretti a lunghe degenze, per gravi disfunzioni cerebrali, va rie sindromi, di Parkinson o neuromotorie, esiti di interventi di cardiochirurgia o di eventi cardiovascolari acuti; pazienti, quindi, con frequenti sintomi di depressione, ansia, sensazione di solitudine e disagio esistenziale.
Accanto alla presenza specialistica della figura dello psicologo e dell’assistente sociale, e accanto alla calibrata e provata sensibilità degli operatori sanitari, F.E.R.B., sempre attenta alla centralità del Paziente e alla necessità di migliorare il più possibile la sua qualità della vita, ha accettato e subito sostenuto una proposta, formulata dal Dr Enrico Maria Greco, Responsabile della U.O. di Cardiologia Riabilitativa, riguardo un particolare percorso di Umanizzazione a favore dei degenti.

Il cuore dell’iniziativa
Pertanto, abbiamo intervistato il Dr Greco, saper conoscere il contenuto della sua iniziativa e le modalità organizzative. “Abbiamo ideato un progetto di umanizzazione per i degenti F.E.R.B. che si intitola Ti presto la mia Voce.
Esso, nasce con l’obiettivo di portare un poco di svago, attraverso la lettura vocale, ai pazienti costretti al ricovero per i lunghi periodi, tipici dei percorsi di Riabilitazione. Nello specifico, un gruppo di voci narranti, volontari, selezionati tra gli operatori sanitari, ma anche tra i pazienti che si sentono in grado di assumere questa iniziativa, si impegna a leggere, ad alta voce, ai pazienti ricoverati, con una periodicità regolata dalle necessità di cura, testi accuratamente scelti, anche dagli stessi pazienti.
Ogni incontro durerà circa 30 minuti, e consentirà di tradurre, attraverso la Voce narrante, i sentimenti e le emozioni che il libro in questione possiede e cela, tra le sue righe, per un’esperienza umana di relazione, tanto per gli ascoltatori, quanto per i lettori. Spesso per chi legge è un’emozione ancora più forte che per chi ascolta, perchè senti di aver dato ‘qualcosa’ ad una persona che era immersa magari in una profonda solitudine.
Riguardo alle modalità organizzative – prosegue il Dr Greco – ogni paziente riceve, in occasione del ricovero, un documento che illustra il significato e le modalità di questa iniziativa.
Invitiamo anche le persone interessate a suggerire o fornire testi, novelle, letture brevi di loro interesse, che saranno selezionate dalla ‘Voce narrante’. Sarà nostra cura, esporre con utile anticipo, le date e l’orario di ogni incontro, al quale potranno assistere anche i parenti”. E qui ritorna una delle principali mission di F.E.R.B: il tentativo costante non solo di migliorare la vita di pazienti affetti da patologie spesso segnate dall’impossibilità di trovare piena guarigione, ma anche di donare sollievo anche alle loro famiglie che già si misurano con il dolore per la malattia del loro caro.

Iniziativa collegiale
Ovviamente Ti presto la mia voce non può essere rivolta a tutti i pazienti ricoverati presso F.ER.B. “A tutti coloro – spiega il Dr. Greco – che sono in grado di partecipare attivamente, per la natura della loro malattia e relativamente al quadro clinico e funzionale, senza il pericolo di eventi sfavorevoli, quindi sia ai pazienti ospitati nella U.O. Neuromotoria, guidata dal prof. Gerardo Mele, che a quelli della U.O. Cardiologica”.
Anche dal Prof. Mele arriva un giudizio molto entusiasta dell’iniziativa: “Con interesse e collegiale spirito di collaborazione ho accolto la proposta del Dr Greco, che, tra l’altro, interesserà, numericamente, soprattutto i nostri pazienti, in par- ticolare quelli degenti in quanto affetti dal morbo di Parkinson.
Essi, non solo sono costretti ad una lunga degenza ma, molto spesso, anche afflitti da una malattia psicologicamente deprimente, avvilente e scoraggiante. Ti presto la mia Voce potrà riempire, seppure in parte, il vuoto psicologico e temporale di questi pazienti, e, soprattutto, rappresenterà per loro l’espressione della solidarietà del mondo sanitario che li assiste”.
Dunque, da F.E.R.B. ancora un contributo importante per l’umanizzazione della degenza, ancora di più se pensiamo che i pazienti coinvolti sono afflitti da malattie fortemente avvilenti. L’auspicio è che si moltiplichino inziative di questo genere, anche se è indubbio che i carichi sulle spalle degli operatori sanitari sono già tutt’altro che leggeri.

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