martedì, Settembre 17, 2019

Alla scoperta della fascinosa chiesa a pianta circolare sita in un bosco di Almenno San Salvatore

L’ARTE DIETRO L’ANGOLO

 

Proseguiamo la nostra rubrica “L’arte dietro l’angolo” che questa volta ci porta un pò fuori Milano e più precisamente ad Almenno San Salvatore, dove in un bosco, svoltando a destra, troviamo S. Tomaso in Lemine, detta S. Tomè. Un rarissimo esemplare di chiesa a pianta circolare e a struttura piramidale formata da tre volumi cilindrici concentrici sovrapposti e degradanti, opera di artigiani sapienti e informati dei movimenti artistici che attraversavano l’ Europa dell’epoca, capaci tuttavia di mantenere una propria autonomia espressiva tale da rendere la rotonda un’opera unica nel panorama romanico italiano. Un luogo di una sacralità intensa, coinvolgente, magico, con un effetto di grande armonia architettonica. Non c’è certezza storica sulla datazione dell’attuale Rotonda di San Tomè. Alcuni studiosi hanno ritenuto che la chiesa poggiasse sui resti di un antico tempio romano a causa di alcuni imponenti pezzi di muro che ne avrebbero potuto costituire parte delle fondazioni (ipotesi questa che è stata contraddetta però da recenti ricerche archeologiche, anche se la zona ha vissuto una notevole presenza romana). Altri l’hanno fatta risalire al periodo longobardo, magari a Teodolinda; altri ancora hanno propeso per il periodo franco. La rotonda – che richiama nella struttura, pur differenziandosene, la cappella palatina di Acquisgrana, il battistero di Arsago Seprio, il Duomo Vecchio di Brescia e la chiesa di San Lorenzo di Mantova – suggerisce una sensazione di eleganza e di leggerezza a cui contribuiscono le nervature verticali, delle semicolonne sul primo corpo che, ad intervalli quasi regolari, ne scandiscono e slanciano la superficie esterna. Il gioco delle ombre creato da queste nervature conferisce all’edificio un aspetto quasi teatrale che si inserisce in un paesaggio campestre, alla sommità di un pendio boscoso, fiancheggiato da filari di alberi cui fa da quinta, in lontananza, la corona delle Orobie. La parete esterna del secondo volume, il matroneo, è alleggerita da lesene piatte, mentre quella del terzo, la lanterna, non presenta sporgenze ma quattro eleganti bifore contrapposte che ne sottolineano la leggerezza. Dalla parte posteriore della rotonda fuoriescono il presbiterio rettangolare e l’abside semicircolare. L’alto muro circolare che la circondava, formando un cortile chiuso di uso funerario, ricorda l’ottagono spagnolo (di datazione poco posteriore) di Santa Maria di Eunate (Navarra), ma potrebbe ricollegarsi anche ai Templari (sette chiese inglesi, Parigi, Laon, Tomar in Portogallo). L’ipotesi che si tratti della chiesa di un ospedale, potrebbe essere forse aggiornata con la proposta di un ospizio/ospedale annesso a un insediamento religioso. Nulla tuttavia esclude che in precedenza il monastero fosse di altra natura e solo in seguito fosse stato occupato da monache, sebbene siano note anche chiese centralizzate in contesto di monasteri femminili (vedi per esempio la bellissima chiesa circolare di Ottmarsheim vicino a Friburgo).

All’interno della rotonda esistono capitelli figurati con storie dell’antico testamento tratte dal libro di Tobia. Anche questa scelta iconografica desta molti dubbi: Raffaele significa in ebraico “Dio ha guarito” ed è venerato come guaritore ed esorcista, ma anche come angelo protettore di pellegrini e viandanti (accompagna il giovane Tobia nel suo difficile cammino, gli insegna a estrarre dal fiele, cuore e fegato di un pesce il medicinale che guarirà il padre cieco, scaccia il demone…). Ci si chiede se i personaggi con lancia e pugnale dei due portali non alludano anche alle ferite e ad una funzione ospedaliera e funeraria (Raffaele è presente anche nella liturgia dei morti come angelo di salvezza). È dunque legittimo trarre ulteriore conferma all’ipotesi che San Tomè fosse la chiesa di un insediamento religioso con caratterizzazione ospedaliera e che fosse dunque aperta a pellegrini e viandanti. Ma il libro di Tobia è anche quello dei pericoli del viaggio, dell’elemosina, dell’amore genitoriale e filiale e tutto questo sarebbe perfettamente in sintonia con un insediamento ospedaliero.

Interessante anche la scena della lunetta del portale meridionale, su cui a lungo hanno indagato studiosi di diversi livelli. Chi è il personaggio raffigurato? Che cosa tiene nella mano? Perchè ci sono un voluminoso Nodo di Salomone e una palma? Nell’architrave sono presenti molti motivi a intreccio, che potrebbero rimandare ad una cultura longobarda. Qualcuno dice che potrebbe trattarsi di San Tommaso, il titolare della chiesa, secondo altri potrebbe essere San Bartolomeo, che dà nome anche alla località stessa. Da qui il grande dilemma: Tomè starebbe per Tommaso o per Bartolomeo?

Ma se l’esterno lascia a bocca aperta per la sua bellezza, l’interno della chiesa è da mozzare il fiato per la sua semplicità e rigorosità. Otto colonne monolitiche ci accolgono nell’aula centrale. Sono diverse tra loro alle basi, ma solo una è ottagonale (le altre sono circolari). Altre otto colonne sono presenti al secondo piano dell’edificio e presentano capitelli riccamente istoriati e simbolici, in parte rifatti rispettando le iconografie originarie. Belli e splendidamente scolpiti sono i capitelli delle colonne di entrambi i corpi, come quelli che concludono le mezze colonne e le lesene piatte disposte sulle pareti. I motivi ornamentali prevalenti dei capitelli che definiscono il deambulatorio sono di tipo geometrico (che possiamo ritrovare anche nel romanico milanese di Sant’ Ambrogio o Sant’ Eustorgio oltre che in altri monumenti bergamaschi come la Basilica di Santa Giulia). I capitelli del matroneo, diversi uno dall’altro e variamente scolpiti con figure zoomorfe, umane e geometriche, presentano una maggiore varietà decorativa e una più ricercata fattura stilistica. Alcuni di questi sono aniconici mentre altri rappresentano figure bibliche o simboli evangelici che richiamano quelli scolpiti sull’ambone romanico della pieve di Almenno San Salvatore. La proiezione delle ombre create dalle colonne e la scelta della aperture rispondono a un disegno tipico dell’architettura romanica attenta ai cicli solari nelle diverse stagioni, nei diversi luoghi, nelle diverse ore: la monumentalità dell’edificio è infatti perfettamente esaltata dai giochi di luce che la scansione del tempo crea.

 

 

 

 

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