martedì, Gennaio 18, 2022

La rubrica chiamata “L’arte dietro l’angolo” nasce dalla convinzione che spesso siamo convinti di dover andare lontano per vedere delle cose belle, ma questa è un’idea errata perché il nostro Paese è un Paese ricco di spunti che non ha nulla da invidiare agli altri. Questo approccio si può applicare anche a livello regionale e di città metropolitana. Quindi invece di parlare delle solite città d’arte italiane, guardiamo con attenzione alle bellezze vicine a noi. Sta per iniziare la primavera, un’ottima occasione per organizzare qualche gita fuori porta. Ci sono a Milano diversi percorsi alternativi e meno inflazionati, per non citare il solito duomo. Per questo, il primo suggerimento di gita fuori porta riguarda la Basilica di S. Ambrogio (XI-XII sec.), non solo un monumento di grande valore storico e artistico, ma anche e soprattutto il vero simbolo di Milano, delle sue origini. E’ il vero prototipo della chiesa romanico-lombarda. La prima cosa che colpisce è la grandezza del quadriportico. Sobria nell’atrio, nella facciata a capanna, nella costruzione e nei mattoni rossi. E’ uno spazio unico in tutto il panorama lombardo, che al tramonto assume una luce magica. I capitelli sul colonne ai suoi lati meritano un’occhiata da vicino per le raffigurazioni tipicamente romaniche con motivi vegetali e zoomorfi.

L’interno della basilica mantiene il senso di rigore essenziale che solo lo stile romanico è in grado di dare, anche se i molti rimaneggiamenti hanno alterato l’insieme (innanzitutto l’infelice scelta del pavimento). Allora, più che sull’insieme, è meglio concentrarsi su singole parti, davvero di inestimabile valore. Il sarcofago con bellissime sculture romaniche nella navata sinistra, il ciborio affrescato e ovviamente il ricco altare maggiore, un oro splendido e luminoso, opera del maestro Vuolvino, ricoperto con immagini della vita di Cristo e di S. Ambrogio oltre che di gemme e smalti. Il lato anteriore, rivolto verso i fedeli, è diviso in tre pannelli di uguale grandezza. Quello centrale contiene una croce che contiene il Cristo Pantocratore in trono. In corrispondenza dei bracci è raffigurato il tetramorfo, ossia i simboli dei quattro evangelisti; nei quattro pannelli d’angolo sono raffigurati a gruppi di tre gli apostoli. I due pannelli laterali presentano sei riquadri ciascuno con raffigurate le Storie di Cristo. Il lato posteriore, in argento e rivolto verso l’abside, quindi riservato al clero e a coloro ai quali era concesso di vedere la tomba del santo, presenta la stessa tripartizione, però al centro vi sono i due sportelli che chiudono la finestrella ciascuno decorato da due tondi con gli arcangeli Michele e Gabriele e una scena di omaggio: Ambrogio che incorona Angilberto che gli presenta l’altare. I pannelli laterali rappresentano dodici scene con le Storie di Sant’Ambrogio.

Come dicevamo, un altro importante tesoro è il sarcofago che si trova nella navata sinistra. Merita dedicarci del tempo per studiare e osservare i mille dettagli che lo rendono così “ricco”. La cassa si eleva su 9 colonnine che circondano un sarcofago del IV secolo, il cosiddetto sarcofago di Stilicone. Sul frontale della cassa sono inseriti due rilievi in rame sbalzato raffiguranti S. Matteo e S. Giovanni. Nel pennacchio seguente è raffigurata una scena di viaggio, che ha una doppia interpretazione: la ‘Fuga in Egitto’ oppure il ‘Viaggio verso Betlemme’, il dubbio è dal fatto che la figura di Gesù non è facilmente identificabile. Da notare con particolare attenzione la figura del cervo (simbolo dell’anima umana), che fugge spiccando un salto dalla minaccia di un serpente e di un uccello: notevole l’originale prospettiva dall’alto della testa del serpente che morde il fianco del cervo. Molto bella per la sua costruzione è la scena di lotta tra un uomo ed un leone. La lastra della cassa presenta undici personaggi seduti ad una tavola e raffigurati in posizione frontale: la scena non rappresenterebbe l’Ultima Cena visto che mancano due commensali e le aureole. Un altro particolare degno di nota è la raffigurazione dell’asino che suona la lira e della sirena bicaudata, entrambi simbolo delle tentazioni che il fedele deve saper fuggire (mentre la sirena è piuttosto diffusa, l’iconografia dell’animale citaredo è abbastanza rara in Italia). Da notare le quattro lunette scolpite, interessanti per l’esecuzione e l’iconografia. La parte più rilevante dal punto di vista qualitativo è il fregio riccamente ornato che corre sopra le arcate. Sopra il sarcofago è stato elevato un ambone.

Ma il giro dei tesori interni non può finire certo qui: dobbiamo però concentrarci non su un monumento, ma su un ambiente vero e proprio, una delle opere d’arte paleocristiana più conosciute e sicuramente di alto valore artistico: il sacello o cappella di S. Vittore in ciel d’oro che ospita appunto la salma di S. Vittore il Moro (un soldato di stanza a Milano per conto dell’imperatore Massimiano che lo punì per non aver rinnegato la sua fede cristiana). Qui, secondo la tradizione, Sant’Ambrogio attorno al 375 avrebbe posto la salma del fratello Satiro. Con la successiva santificazione di Satiro, il piccolo sacello si trasformò sempre più in una piccola chiesa dedicata al suo culto e venne inglobata definitivamente nella Basilica ambrosiana solo nel ‘400. La rilevanza e la fama artistica di questo ambiente derivano dalla splendida decorazione a mosaico presente sulle pareti e sul soffitto del sacello che risale al V secolo e che raffigura Sant’Ambrogio (quello qui presente è uno dei più antichi ritratti conosciuti del vescovo milanese e come tale esso è considerato il più realistico perché vicino temporalmente all’originale), S. Gervaso, S. Protaso e S. Materno. Accanto al corpo del martire Sant’Ambrogio farà seppellire quello del fratello S. Satiro. La volta del sacello è interamente in oro. Al centro il ritratto di Vittore, in corrispondenza della sua tomba, è circondato da una corona di spighe (estate) e frutti (autunno) simboli pagani del succedersi delle stagioni e quindi dell’eternità. Sui muri laterali della cupola sono raffigurati per intero sei santi: Protasio e Gervasio, i vescovi milanesi Ambrogio e Materno, i martiri Nabore e Felice. Ambrogio è rappresentato in abiti civili; questa immagine è stata probabilmente ripresa da un ritratto fattogli mentre era governatore di Liguria e Lombardia. Pur non avendo l’aureola, a differenza degli altri santi, ha tessere più chiare intorno al capo. Alla base della cupola coppie di colombe con ventiquattro piccoli cammei raffiguranti figure intere di santi. Nel piccolo museo adiacente, oltre a oggetti sacri e reliquari, da segnalare un agnello bianco su sfondo nero in opus sectile.

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