domenica, Luglio 3, 2022

Alla fine, l’approvazione del Bilancio è stata solo una cura palliativa che ha prolungato inutilmente l’agonia della maggioranza. Inutilmente perchè anche chi come Vighi e Ferrari si erano astenuti per senso di responsabilità rischiano di vedere il loro gesto svuotato di significato: il tutti a casa così drammaticamente anticipato non mette in pericolo i finanziamenti di Teem per la città? “Un’amministrazione non può lavorare sotto perenne ricatto, le dimissioni sono una presa d’atto obbligatoria”, ha dichiarato lapidario il Sindaco Bruschi nel commentare le dimissioni protocollate la mattina del 12 maggio, culmine di una drammatica riunione di maggioranza andata avanti fino a notte fonda. Così il ritorno del Centrosinistra a Melzo non è durato nemmeno due anni. La vittoria del giugno 2014, ottenuta per un pugno di voti sulle civiche di Vittorio Perego, lasciava presagire che la città era spaccata. Ma nemmeno i più pessimisti (o ottimisti, a seconda della posizione politica da cui si guarda la vicenda) avrebbero potuto immaginare i travagli di questi due anni, i cambi di casacca dei Consiglieri Comunali (con tanto di creazione di nuovi gruppi), lo strappo dei tre Assessori, il cambio alla Presidenza del Consiglio Comunale, fino ad arrivare alla dichirazione del trio Ferrari-Vighi-Piemontese del “voto secondo coscienza” e la conseguente bocciatura del bilancio di previsione.

Nonostante il bilancio alla fine sia passato grazie al “voto di responsabilità” di Ferrari e Vighi, proprio nell’intervista di Vighi, rilasciata al nostro giornale solo pochi giorni fa, si poteva leggere chiaramente che ormai la Giunta Bruschi era al capolinea, poichè “non c’era più nessun rapporto di fiducia con il Sindaco”. Poi voci di rimpasti fantascientifici e di imposizioni da parte dei partiti di maggioranza al Primo Cittadino come “conditio sine qua non” per proseguire. Fino alla fatale notte dell’11 maggio. E ora è inutile discutere se sia nato prima l’uovo o la gallina, ovvero se Bruschi si sia dimesso perchè ormai l’avevano sfiduciato o se i partito l’abbiano sfiduciato perchè ormai il Sindaco si voleva dimettere. Resta lo scarno comunicato stampa a firma dei leader di maggioranza: Ernesto Sbolli (Partito Democratico), Francesco Foletti (Cambiare Melzo – La Sinistra),  Giampiero Magni (Sinistra Indipendente Melzo). “L’assoluta indisponibilità del Sindaco Bruschi a definire azioni comuni e condivise in grado di ricostruire una maggioranza consiliare per dar seguito alle decisioni assunte con l’approvazione del bilancio preventivo e consuntivo non consentono di continuare l’esperienza  amministrativa. Le forze politiche di maggioranza considerano grave e irresponsabile tale atteggiamento irrispettoso soprattutto nei confronti dei cittadini melzesi che sicuramente avevano ben altre aspettative quando votarono per l’attuale Primo Cittadino. Per queste ragioni le forze politiche di maggioranza tolgono la fiducia al Sindaco con la richiesta di dimissioni immediate”.

“Mi spiace non aver potuto fare per la mia città quello che avrei voluto e che avevo già iniziato a fare”. Bruschi è tornato alla fine su uno dei suoi leit motiv di questi mesi, l’agenda delle cose da fare, la volontà di portarle avanti e le accuse sibilline a chi irresponsabilmente metteva i bastoni fra le ruote per motivi legati a “personalismi e pretestuosità”. E l’ammissione amarissima: “Questa maggioranza ha problemi interni da molto tempo. La questione bilancio è stata il primo momento pubblico”. Ora 20 giorni per un miracolo impossibile, poi il commissario e una lunga campagna elettorale. E il nodo dei finanziamenti Teem e delle opere pubbliche da far partire. Mentre il civismo esulta: la parentesi con i partiti al potere è durata meno di due anni.

Tags: , , , , , , , ,

0 Commenti

Lascia un commento

Leggi Metropolis

Giugno 2022

Seguici:

INSTAGRAM