giovedì, Ottobre 22, 2020

Chiara, fresca dolce acqua” era il titolo dell’incontro pubblico svoltosi lunedì sera nella sede della Città metropolitana di Milano, a Palazzo Isimbardi. Organizzato in collaborazione con la rivista Cibi-Arte e scienza del cibo, il convegno ha visto la partecipazione, tra i vari relatori, di Monica Chittò, consigliera delegata della Città metropolitana di Milano con delega ai servizi pubblici di interesse generale in ambito metropolitano, di Davide Corritore, presidente di Metropolitane Milanesi e di Michele Falcone, direttore generale di Gruppo Cap. L’incontro si è focalizzato sulla qualità e sulle proprietà dell’acqua di fonte, sui controlli e sul lavoro costante delle due società – MM e Gruppo Cap per l’appunto – che la gestiscono sul nostro territorio e sull’importanza di questo elemento per la salute umana. Come ha sottolineato la consigliera delegata: “L’acqua è un bene comune che si sta esaurendo in molte parti del mondo: va gestita e valorizzata. Come Amministrazione Pubblica sappiamo quanto è importante la filiera di produzione e controllo dell’acqua. Spesso si tende a pensare che l’acqua in bottiglia sia meglio. Nel nostro territorio non è così. L’acqua ‘del sindaco’, come popolarmente viene chiamata l’acqua di fonte nel nostro territorio, è più controllata, più eco-sostenibile non utilizzando plastica in nessun passaggio della sua filiera ed è infine meglio conservata”. Continua Monica Chittò: “Il pensiero diffuso che l’acqua del rubinetto sia un bene di poco valore è una ‘stortura’ culturale alla quale dobbiamo, noi amministratori per primi, cercare di porre rimedio non con norme calate dall’alto ma con un percorso creato dal basso – come ad esempio quello sviluppatosi nelle scuole pubbliche di Sesto San Giovanni- che sia culturale e di sempre maggiore credibilità”. Conclude Monica Chittò: “Nel nostro territorio abbiamo le tariffe per l’acqua più basse d’Italia e i soldi così raccolti sono nella loro totalità reimpiegati nella stesso campo tramite costanti investimenti. Quello che serve – e incontri come quello di stasera ne sono un buon esempio – è un cambio di approccio culturale per avere coscienza tramite la conoscenza che l’acqua che esce dal nostro rubinetto è sicura, controllata e a buon mercato”.

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Settembre 2020

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