Cinque anni fa, negli ultimi giorni di gennaio, inviavo in tipografia i PDF del primo numero di METROPOLIS: mentre il flusso dei file si dirigeva inesorabile verso il server, dissi ad alta voce (un pò per farmi coraggio, un pò per autoesaltazione): “Si parte!”. Poi lo scrissi via whatsapp alla mia squadra: “Si parte!”.
Non sapevamo quanto saremmo durati, ma sapevamo che ci dovevamo provare. Non sapevamo quanti comuni saremmo riuscire a coprire (i 12 di partenza parevano un’infinità) e quante copie saremmo riusciti a mantenere e per quanto tempo (25mila erano già un bel costo). Ma sapevamo che ci dovevamo provare: lo dovevamo a noi stessi. Pochi mesi fa, quando ho visto il nome di METROPOLIS campeggiare in Regione su un totem che pubblicizzava un nostro convegno che stava per iniziare in una delle location più prestigiose della Lombardia, mi sono improvvisamente ricordato di quella notte di gennaio del 2015 e di 10 matti che decisero che ci dovevano provare, anche se non avevano dietro lobby, fondi speculativi, mega gruppi di costruttori, società quotate in borsa. Non avevano dietro nessuno se non loro stessi. Come oggi.



