Nelle favole, da che mondo è mondo, i bambini che vivevano nei boschi dovevano guardarsi dai lupi e dalle streghe. Oggi si devono guardare dai giudici e dagli assistenti sociali. Così zelanti e pignoli quelli abruzzesi che hanno tolto i figli alla “famiglia del bosco”, un pò meno zelanti quelli che a Trieste non hanno ascoltato la preoccupazione del piccolo Giovanni, che aveva paura di rimanere solo con la mamma visto che già in passato aveva tentato di strozzarlo. Infatti, non appena rimasti soli, gli ha tagliato la gola e poi ha tentato il suicidio.
Va detto che sulla questione abruzzese è andato in scena il classico comportamento italico: trasformare una situazione in un simbolo, a prescindere da tutte le altre. La “famiglia del bosco” è diventata un caso mediatico (e politico), per settimane non si è parlato che di loro, quando centinaia di altre famiglie in Italia fanno fatica a tirare la fine del mese e devono combattere quotidianamente con giudici e assistenti sociali per evitare che gli vengano portati via i figli.
E non per scelta loro, non perché sognano un ritorno bucolico alla Natura, non perché vogliono vivere in una sorta di Arcadia fuori dal tempo e fuori dal mondo, ma perché non ce la fanno economicamente a garantire ai figli un presente (figuriamoci un futuro). A loro nessun imprenditore ha regalato una casa in comodato gratuito, non hanno la fortuna di essere diventati fenomeni da “prime time”.



