Gruppo CAP presenta “L’acqua del rubinetto. Water Safety Plan: innovazione e sicurezza”

Gruppo CAP presenta “L’acqua del rubinetto. Water Safety Plan: innovazione e sicurezza”

Disponibile in libreria la seconda opera della collana “Linee d’acqua” edita da Guerini e curata da Fondazione Lida e dalla monoutility pubblica che gestisce il servizio idrico della Città metropolitana di Milano

Qual è la qualità dell’acqua che sgorga dai nostri rubinetti? Come vengono effettuati i controlli e le analisi? In che modo le nuove tecnologie aiutano chi ogni giorno deve garantire il valore dell’acqua di casa? Come governare e tutelare l’oro blu per garantire uno sviluppo sostenibile del territorio alla luce dei cambiamenti climatici e globali? A questi e ad altri quesiti ancora intendono rispondere Gruppo CAP, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, e Fondazione Lida, con il nuovo libro “L’acqua del rubinetto. Water Safety Plan: innovazione e sicurezza”, a cura di Alessandro Russo, presidente e amministratore delegato dell’azienda pubblica, con la prefazione del Sindaco Giuseppe Sala. “Grazie ad azioni innovative e di sviluppo come il Water Safety Plan, scrive Giuseppe Sala, Sindaco di Milano, nella prefazione del libro, l’area metropolitana di Milano può contare su un servizio idrico monitorato in ogni segmento della filiera, con criteri e pratiche tra le migliori al mondo. All’Italia servono con urgenza reti efficienti di distribuzione idrica: lo dimostrano i dati sulla dispersione o quelli sulla vetustà degli impianti. L’area metropolitana di Milano è una risorsa nazionale in questo campo ed è pronta a offrire al Paese strumenti e know-how per una svolta di civiltà ambientale non più rinviabile”.

“L’acqua del rubinetto. Water Safety Plan: innovazione e sicurezza” è un volume che mira a diventare il punto di riferimento per chiunque voglia conoscere la portata rivoluzionaria che il Piano di Sicurezza dell’Acqua ha nella garanzia della qualità e salubrità quotidiana dell’acqua potabile. Presto obbligatorio in ogni Stato dell’UE, il Water Safety Plan (WSP) è stato adottato per la prima volta in Italia a marzo del 2017 da Gruppo CAP che, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, prevede di implementarlo, entro il 2020, in tutti i comuni dell’hinterland milanese. “Tutelare il diritto all’acqua significa, scrivono Alessandro Russo e Célia Blauel, vicesindaco di Parigi e presidente di Acqua Pubblica Europea, attuare ogni sforzo per preservare l’acqua potabile e garantirne la massima qualità. Ciò che va ripensato in maniera radicale è lo stesso concetto di diritto all’acqua. Il Water Safety Plan non è solo uno strumento indispensabile per realizzare una vera e propria rivoluzione nello studio della falda, ma un’opportunità per ripensare ai nostri comportamenti e abitudini. Se non mettiamo urgentemente in campo investimenti in ricerca e sviluppo, in grado di mettere in sicurezza l’attuale scorta d’acqua, difficilmente potremmo lasciare in eredità un pianeta ospitale per le future generazioni”.

Come sottolineato nel testo, oggi ci troviamo di fronte a una vera e propria rivoluzione dell’acqua potabile: un avanzato sistema di controlli che unisce tecnologie, analisi predittive e grandi competenze scientifiche come quelle dell’Istituto Superiore di Sanità, e con la collaborazione di università e centri di ricerca nazionali e internazionali. Il tutto anche grazie al coinvolgimento attivo dei comuni, degli enti di controllo e degli stakeholder. In altre parole, il WSP prevede più controlli, più prelievi, più parametri nell’intera filiera idro-potabile, da quando l’acqua entra nell’acquedotto fino al punto di erogazione finale, il rubinetto. Per entrare nello specifico nel libro si legge: “L’implementazione di un Water Safety Plan richiede di non limitarsi solamente a verificare il rispetto dei limiti imposti dalla normativa vigente, ma guardare anche al futuro. La strumentazione dovrà confrontarsi con il mondo delle nanoparticelle, siano esse metalliche o plastiche; e con i micro-inquinanti organici, dai solventi ai pesticidi, dai diserbanti ed erbicidi ai prodotti farmaceutici e medicinali, fino ai prodotti per la cura della persona e della casa”.

Gli Italiani e l’acqua del rubinetto

Ma qual è il rapporto degli italiani con l’acqua del rubinetto? L’Italia è al terzo posto della classifica dei Paesi che consumano più acqua in bottiglia dopo Messico e Thailandia. Con i suoi 241 litri di acqua consumata al giorno, il popolo italico è il più “sprecone” in un continente che ne consuma già molta. Se i 780 metri cubi di acqua all’anno consumati da ogni europeo e gli oltre 1.280 degli statunitensi ci dicono poco, basta paragonarli ai 185 metri cubi usati da un africano per renderci conto dell’impatto idrico del nostro continente. Gli europei acquistano anche una gran quantità di acqua in bottiglia, e gli italiani in particolare sono tra i primi al mondo con 200 litri a testa che, messi insieme, fanno poco più di 2 milioni di tonnellate all’anno di anidride carbonica. “L’acqua che viene distribuita in Italia è di ottima qualità, prosegue Alessandro Russo. Nella Città metropolitana di Milano viene prelevata nella falda più profonda e per il circa il 50% non necessita di alcun trattamento di potabilizzazione. Ma a noi gestori non spetta solo il compito di rendere l’acqua buona e sicura. Una moderna gestione del servizio idrico integrato deve puntare su trasparenza e informazione al cittadino, avvalendosi delle ultime tecnologie come l’app Acca2o, che permette un aggiornamento continuo sul mondo dell’acqua. Solo così possiamo promuovere un consumo dell’acqua consapevole e sostenibile”.

“Occorre creare e sostenere una cultura del servizio che fa della competenza, dell’innovazione e della trasparenza il valore aggiunto della propria azione istituzionale manageriale, afferma Luca Lucentini, Direttore del Reparto di Qualità dell’Acqua e Salute, Istituto Superiore di Sanità (ISS). Per questo riteniamo che quella del Gruppo CAP sia una buona pratica da esportare su tutto il territorio nazionale”. Cèlia Blauel e Luca Lucentini sono solo due delle molte voci autorevoli italiane ed internazionali nei settori idrico e di public policy li che hanno contribuito alla realizzazione dei contenuti. Tra gli autori dei capitoli si segnalano: Raniero Guerra, Direttore Generale Prevenzione Sanitaria, Ministero della Salute; Maria Cristina Pinoschi, Direttore Area tutela e valorizzazione ambientale Città metropolitana di Milano; Italia Pepe, Direttore Generale Ufficio d’Ambito della Città metropolitana di Milano – Azienda Speciale; Céline Durand, Responsabile del Servizio Ottimizzazione delle attività industriali, Eau de Paris; Donald Reid, Responsabile Tecnico Qualità dell’Acqua Potabile e acque reflue Alberta Environments and Parks, Canada; John Fawell, Organizzazione mondiale della Sanità; Angelo Rocchi e Marco Alparone, rispettivamente sindaco di Cologno Monzese e Paderno Dugnano. Edito da Guerini e Associati Editori (disponibile a 16,50 €, www.guerini.it), la pubblicazione rappresenta il secondo volume della serie “Linee d’acqua”, la collana di studi e ricerche ha l’obiettivo di contribuire al dibattito sulla gestione dell’acqua, valorizzando esperienze e progetti innovativi per offrire spunti di riflessione a chi si occupa del servizio idrico e delle sue interconnessioni con le sfide legate alla pianificazione urbanistica e alla tutela del territorio.