martedì, settembre 25, 2018

Come sempre, ci siamo ritrovati, prima di ripartire, davanti ad una pizza. Del resto, il nostro progetto editoriale non ha una leggenda aulica che racconta la sua fondazione: non siamo nati in una sala riunioni con slide e videoproiettori dopo approfondite analisi di mercato, né abbiamo avuto un fondo con un nome fantasioso che ci ha convocato in una sede prestigiosa per dirci che voleva investire nel giornale. Metropolis è nato davanti a 9 spritz e a qualche salatino, con una bozza della nostra testata stampata su un foglio A5 appoggiata su un tavolino di un bar in una gelida sera di dicembre quando ci guardammo negli occhi e dicemmo “perché no?”, come dice William Holden nella scena finale del “Mucchio selvaggio”. E ora, all’inizio del quarto anno, ci siamo ritrovati davanti a 7 pizze, 1 coca e 6 birre: qualcuno non c’è più, qualcuno si è aggiunto. E’ lo spirito che conta, il metterci l’anima per fare un bel giornale, perché questo è il nostro giornale. Non abbiamo parlato della strada che abbiamo fatto, guardarsi indietro può far montare la testa e sarebbe un errore fatale.

Non abbiamo parlato della foliazione e della tiratura che in tre anni sono raddoppiate o degli accessi al sito e delle persone che ci seguono su facebook, raddoppiati in un solo anno. Non ci siamo dati pacche sulle spalle. Abbiamo preferito parlare delle cose ancora da migliorare, per rendere un servizio ottimale ai nostri lettori: non abbiamo nessuno a cui rendere conto, non ci sono dividendi da staccare, né copie da vendere, né poteri forti da accondiscendere. Ci siamo solo noi e la soddisfazione che si prova quando si dà il massimo per fare un giornale di qualità: oggi come allora, quando bevendo uno spritz e guardando sognanti la bozza della nostra testata ci sembrava un’impresa titanica uscire in 12 comuni con 25.000 copie di tiratura e 24 pagine di foliazione…

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Luglio 2018

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